Opere d'arte · Senza categoria · Vicende Storiche

Caravaggio… Il prezzo della libertà.

 

Varcando l’imponente portale di Palazzo Zevallos, ci si ritrova in un altro tempo ed in un altro mondo. L’ingresso in style Art Déco, le vetrate, le statue e l’elegante scala ti trasportano indietro nel tempo. Senti la musica provenire dalla Sala delle feste.  Immagini, intorno a te, coppie di uomini in frac e donne in lunghi abiti da sera.
Tutto intorno ha un chè di elegante,  sontuoso ed un po’ snob… ma tu non ti fai distrarre e continui salendo le scale con passo veloce perché hai un appuntamento a cui non vuoi mancare ed in quella stanza ci vuoi essere da sola, senza nessuno intorno.
Ecco sei arrivata…quasi furtivamente..con un scatto rapido, giri a sinistra e ti ritrovi li in quella stanza al buio…..ti stendi sul divano di velluto e guardi come attratto da un forza magnetica la tela collocata in un angolo.. un donna bella, fiera si guarda il petto e osserva con rassegnazione quella freccia che le si è conficcata nel petto.

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Intorno a lei degli uomini.. l’assassino Attila che non potendola avere, la uccide ma si pente nello stesso momento in cui compie il gesto. Incredulo ed impotente rivolge verso Orsola uno sguardo pieno di disperazione. Una mano si frappone tra i due, qualcuno che voleva cambiare il destino della donna, il destino della vita, il destino della storia.

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Dietro di lei, Caravaggio in una smorfia di dolore, come se presagisse il suo destino imminente, come se avesse compreso alla fine della sua vita, il prezzo che avrebbe pagato da li a poco per essere stato un uomo libero .Il suo errare per sfuggire alla giustizia vaticana si sarebbe interrotto in modo tragico, il perdono sarebbe arrivato ma troppo tardi. Come per Sant’Orsola, così per lui il destino sarebbe stato ineluttabile, immodificabile.

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Ma chi era in verità Sant’Orsola che Caravaggio ha tratteggiato con il suo pennello, usando olio di lino e sandracca? Chi era quella donna vestita di rosso? Anna Grimaldi, figliastra del committente Marcantonio Doria, che aveva preso i voti con lo stesso nome della santa nel monastero di Sant’Andrea delle Dame.
Nella leggenda aurea di Jacopo da Varagine, Orsola viene descritta come principessa bretone che verrà brutalmente uccisa insieme ad altre 11.000 vergini durante una sosta nella città di Colonia . Orsola non vedrà la morte subito. Su di lei cadranno gli occhi del Re degli Unni. La donna non cederà alle lusinghe dell’uomo. La rabbia e la violenza del rifiuto armerà la mano dell’assassino.
Questo corpo di donna, avvolto da un vestito rosso, dal viso bianco della morte imminente, è immersa in un’oscurità che assomiglia ad un’ombra universale che unisce come in un destino comune, unico, due vite così diverse ma cosi simili.
Sono sola davanti alla tela, come desideravo, non ho più la sensazione del tempo e dello spazio.
Osservo senza parlare.. Sono come rapita da quei colori e da quella luce.
Quella luce che, da sinistra a destra entra nella scena e si posa sul volto di Orsola e di Caravaggio.
Quei colori così forti che emergono con forza da quel buio in cui tutta la scena è avvolta.Un unico pensiero mi ha sempre accompagnato nell’ammirare le opere di Caravaggio… la libertà. Quest’uomo ha sfidato la società, la Chiesa, tutti i poteri forti del tempo, continuando a dipingere come voleva e usando come modelli chi voleva. Ha stravolto i costumi, le tecniche, i modi dipingere. Questo ha fatto di lui un uomo in fuga e solo ma libero. Gli ha permesso di creare opere sublimi, possibili solo ad uomo che cammina senza catene, senza vincoli, senza padroni.

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