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Gli ultimi giorni di Francesco Caracciolo: cronaca, luoghi e iconografia

Francesco Caracciolo di Brienza fu uno dei personaggi di spicco della Repubblica Napoletana del 1799. Nacque a Napoli il 18 gennaio del 1752 nella casa di famiglia a Mergellina (secondo un’altra fonte la dimora era invece a Santa Lucia). Era il secondogenito di Michele Caracciolo Rossi (creato 1° duca di Brienza da Carlo di Borbone nel 1738) e di Vittoria Pescara di Diano, figlia del duca di Calvizzano. Nipote del capitano-generale Michele Reggio, fu avviato alla carriera militare, ricevendo ben presto i primi comandi. A 18 anni entrò nella Massoneria. Nel 1779 fu in Inghilterra per addestrare i giovani ufficiali napoletani. Partecipò ad azioni guerresche prima contro i pirati barbareschi e poi contro i francesi. Venne infine coinvolto negli eventi del fatidico 1799, quando, in seguito all’arrivo dei soldati francesi guidati dal generale Championnet, si instaurò in città una repubblica rivoluzionaria. Dopo un iniziale tentennamento, Caracciolo decise di tornare a Napoli, lasciando Palermo dove si era rifugiato re Ferdinando IV con i suoi fedeli, e di aderire alla causa dei filo-giacobini, assumendo il comando della piccola marineria repubblicana (della potente flotta del Regno restava poco, poiché il grosso del naviglio si era autoaffondato nei porti di Napoli e Castellammare e solo una minoranza aveva seguito il re in Sicilia). Ai primi di aprile il Caracciolo divenne “Direttore generale della marina repubblicana”, organizzando una sorta di guerriglia sui mari e dando così del filo da torcere alla potente flotta anglo-siciliano.

Nei giorni della caduta della Repubblica Partenopea, dopo la battaglia del Ponte della Maddalena del 13 giugno, il Caracciolo, insieme ad Antonio Chiapparo suo fido pilota sul Sannita originario di Calvizzano, riuscì all’inizio a sottrarsi all’arresto da parte dei sanfedisti. I due raggiunsero Posillipo e poi, attraverso la collina dei Camaldoli, il casale di Marano, dove furono ospitati per qualche giorno nella masseria del Rev. D. Ignazio Dentice, anch’egli fuggiasco. Vi sostarono per qualche giorno. Da qui i Caracciolo e Chiapparo mossero per il casale di Calvizzano, che all’epoca contava circa 2500 abitanti.

La cattura avvenne la sera del 28 giugno 1799, per opera di un gruppo di armati guidati da Scipione la Marra, colonnello della gendarmeria borbonica inviato sulle tracce del Caracciolo direttamente alla regina Carolina. Il palazzo ducale di Calvizzano (di fronte al Comune) era, all’epoca dei fatti, proprietà di Giuseppe Maria Pescara di Diano, 3° duca di Calvizzano e cugino dell’ammiraglio. Il duca, componente della prestigiosa accademia culturale “Arcadia Reale”, si trovava tuttavia in quei giorni a Palermo, essendo rimasto fedele al re Ferdinando. Nel palazzo, peraltro, l’ammiraglio aveva trascorso lunghi momenti dell’infanzia e della giovinezza. Sembra che nel palazzo ducale di Calvizzano fosse presente al secondo piano una botola tra soffitta e soppegno, dove si tenne nascosto il Caracciolo. Il Colletta parla di un servo che lo tradì “nelle pareti domestiche”. Secondo un’altra tradizione, invece, l’ammiraglio fu fatto scoprire involontariamente da una serva, la quale fu intercettata da una pattuglia mentre portava lettere per il Caracciolo e venne costretta a confessare. Secondo un’altra ipotesi il Caracciolo venne denunciato, ad opera di un componente della famiglia calvizzanese dei Carandente (o Carandante). Secondo un’altra versione ancora il Caracciolo venne catturato non lontano dal palazzo Ducale, in via case Nuove (oggi via Carlo Levi), nella proprietà del Chiapparo.

Palazzo ducale di Calvizzano (da: http://1.bp.blogspot.com/-gBN_-0s8g6Y/VOl-uwSWFUI/AAAAAAAADHc/iszZIrpmCkg/s1600/palazzo%2Bducale.JPG)

Diversamente da quando sostenuto da alcuni, non ha invece alcuna relazione con l’arresto di Francesco Caracciolo la località di Ponte Caracciolo a Chiaiano (all’incrocio tra via Marco Rocco di Torrepadula, via De Amicis  e via Nuova Toscanella, non lontano dal Nuovo Policlinico di Napoli), il cui nome deriva semplicemente dalla presenza di possedimenti di quest’importante famiglia nobiliare napoletana.

Ponte Caracciolo
Piazzetta Ponte Caracciolo

Il pittore Raffaello Tancredi (Resina 1837-Napoli 1916) rappresentò per due volte l’episodio della cattura di Francesco Caracciolo: “L’ammiraglio Caracciolo per tradimento del servo è arrestato dalle bande della Santa Fede” (esposto a Milano nel 1872 dove fu acquistato da Vittorio Emanuele II, grande collezionista) e “L’arresto dell’Ammiraglio Caracciolo” (esposto a Vienna nel 1873). Nella scena, i sanfedisti saccheggiano la casa mentre il Caracciolo è rappresentato che squadra severamente il servo fedifrago. Lo stesso soggetto venne rappresentato, dal pittore napoletano Luigi Rocco (1806-1862) poco dopo il 1840, sfidando la censura borbonica.

arresto caracciolo
Raffaello Tancredi: L’ammiraglio Caracciolo per tradimento del servo è arrestato dalle bande della Santa Fede

Dopo la cattura, Caracciolo e Chiapparo furono legati, messi sulla stessa mula e condotti a Napoli nelle prigioni dei Granili. Il giorno dopo, 29 giugno, il Caracciolo fu trasportato per volontà del comandante inglese Horatio Nelson sulla sua nave ammiraglia, la Foudroyant. Qui, dinanzi a un consiglio di guerra composto di ufficiali napoletani e inglesi e presieduta dall’austriaco conte di Thurn, si svolse un processo piuttosto sommario. L’accusa era quella di aver tradito il Re, essendosi schierato con i rivoltosi anziché essersi comportato da privato cittadino una volta ricevuto dal Re l’autorizzazione a tornare a Napoli per tutelare i propri beni. Il Caracciolo venne condannato a morte, da praticarsi mediante impiccagione, non essendo statogli riconosciuto lo status di soldato (cosa che avrebbe invece comportato la fucilazione). In realtà Nelson, che probabilmente nutriva anche dei rancori personali verso l’abile Caracciolo ma che eseguiva anche un’espressa volontà del Re e soprattutto della Regina Maria Carolina, non aveva titolo per giudicarlo, né tantomeno per commutare l’iniziale pena del carcere a vita in quella capitale, cose che invece l’ammiraglio inglese pretese. Dopo la condanna Caracciolo fu trasbordato sulla fregata borbonica Minerva. Dopo essersi confessato, si avviò all’impiccagione, che avvenne nel pomeriggio dello stesso 29 giugno 1799 (anche se su molti testi si trova indicato il giorno 30), al pennone dell’albero di trinchetto della Minerva. Tutti i beni del Caracciolo vennero confiscati. Sarebbero stati dissequestrati dopo la pace di Firenze del 1801.

Il cadavere del Caracciolo venne sbarcato nelle adiacenze di castel dell’Ovo, sotto la baracca di un venditore di frutti di mare. Le sue spoglie, recuperate dai luciani, furono trasportate nella congrega dei pescatori sottostante la chiesa di Santa Maria della Catena (via Santa Lucia) e inumate dietro l’altare maggiore, dove furono dimenticate.

Madonna della Catena
Santa Lucia, con la chiesa di S.Maria della Catena, posta in riva al mare prima delle colmate ottocentesche
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S.Maria della Catena oggi

Nel 1848, durante alcuni lavori nella chiesa, le spoglie furono ritrovate ma la notizia venne tenuta nascosta. Nel 1873 Mariano d’Ayala iniziò a ricercare pazientemente i resti dell’ammiraglio. Dopo una ricognizione fatta nel 1881, le spoglie del Caracciolo ebbero sepoltura in un monumento posto al lato dell’altare. La targa recita così: “Francesco Caracciolo, ammiraglio della repubblica partenopea, fu dall’astio di ingeneroso nemico impeso all’antenna il 29 giugno del 1799. I popolani di Santa Lucia qui tumularono l’onorando cadavere. Il Municipio di Napoli, 1881”.

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Monumento funebre a Francesco Caracciolo. Chiesa di S.Maria della Catena

Nell’olio su tela del 1888 di Ettore Cercone (Messina 1850-Piano di Sorrento 1896, ufficiale di marina, viaggiatore e pittore allievo di Domenico Morelli) “Ferdinando IV che osserva il corpo galleggiante dell’Ammiraglio Caracciolo” o “L’Ammiraglio Caracciolo domanda Cristiana sepoltura”, conservato al Museo San Martino di Napoli, viene ripreso l’episodio, probabilmente leggendario, in cui il cadavere rigonfio del Caracciolo riaffiora dopo giorni nelle acque del porto di Napoli proprio mentre re Ferdinando sta rientrando in città da Palermo sul Foudroyant, il 19 luglio 1799. Il re, insieme all’ammiraglio Nelson e ad Emma Lyon, moglie dell’ambasciatore inglese Hamilton, viene raffigurato mentre guarda inorridito il corpo del Caracciolo sospinto dalle onde. Vuole la tradizione che, alla domanda di Ferdinando sull’identità del corpo, il cappellano di bordo rispondesse: “E’ l’ammiraglio Caracciolo che chiede cristiana sepoltura”.

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Ettore Cercone: L’Ammiraglio Caracciolo domanda Cristiana sepoltura”

Nell’olio su tela di Luigi Rocco “Il recupero dell’ammiraglio Caracciolo” vengono invece rappresentati in riva al mare alcuni pescatori e popolani di Santa Lucia, con la salma del comandante avvolta in un lenzuolo mentre viene benedetta da un prete.

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Luigi Rocco: “Il recupero dell’ammiraglio Caracciolo

Come ricostruito in un saggio della professoressa Mariantonietta Picone, il dipinto, che ebbe una grande eco ai suoi tempi ma che poi rimase occultato per circa 150 anni (si riteneva fosse stato distrutto per volontà dei Borbone), costò probabilmente al Rocco la fine della sua carriera artistica ufficiale.

Del Caracciolo non si dispone di un ritratto fedele. Un ritratto libero, ad olio su tela, è conservato al Comune di Napoli. Si tratta di un’opera giovanile di Francesco De Gregorio (Resina 1862-Napoli 1939).

Francesco De Gregorio: ritratto dell’ammiraglio Caracciolo. (da: http://archive.is/Ucknv)

Un bel busto marmoreo di Francesco Caracciolo è invece conservato nel cortile della Biblioteca Universitaria di Napoli. Venne eseguito nel 1862 dallo scultore Aniello Di Maria.

Aniello Di Maria: busto di Francesco Caracciolo. Napoli, Biblioteca Universitaria (da: https://napolicapitaleuropea.wordpress.com/ritratti/#jp-carousel-1179)

Forse si trattò di un bozzetto preparatorio per la grande statua dell’ammiraglio che Giuseppe Fiorelli nel 1867 decise di far sorgere a piazza Vittoria (sul basamento dove oggi c’è il monumento ai caduti del mare o “colonna spezzata”, del 1914) e che non venne mai realizzato per mancanza di fondi.

Via Caracciolo a inizio ‘900. Il basamento è ancora privo della “colonna spezzata”

Ma almeno al Caracciolo restò intitolato uno dei lungomare più belli del mondo…

 

Riferimenti:

Mario Battaglini. Francesco Caracciolo: la misteriosa tragica avventura del grande ammiraglio di Napoli, Napoli, G. Procaccini, 1997.

Benedetto Croce. La rivoluzione napoletana del 1799. Biografie, racconti e ricerche, Bari, Laterza, 1912, 1961.

Giuseppe De Gregorio. La fine di Francesco Caracciolo, Milano, 1938

Pietro Colletta. Storia del reame di Napoli, Torino, UTET, 1979.

Vincenzo Cuoco. Saggio storico sulla rivoluzione di Napoli, Milano, Rizzoli, 1966.

http://www.repubblicanapoletana.it/v_caracciolo.htm

https://calvizzanoweb.blogspot.it/2015/04/giuseppe-pezone-vi-spiego-perche.html

https://calvizzanoweb.blogspot.it/2015/02/lammiraglio-francesco-caracciolo-non-fu.html?_escaped_fragment_

https://www.iris.unina.it/handle/11588/630957?mode=full.143#.Wi5ZcLpFy70

http://www.risorgimento.it/rassegna/index.php?id=27463&ricerca_inizio=0&ricerca_query=&ricerca_ordine=DESC&ricerca_libera=

http://www.repubblicanapoletana.it/caracciolo.htm

https://www.nauticareport.it/dettnews.php?idx=6&pg=4609

http://sasaprof.blogspot.it/2017/02/dove-fu-catturato-lammiraglio-caracciolo.html

http://www.partecipiamo.it/caracciolo/francesco.htm

http://cronologia.leonardo.it/storia/a1799cc.htm

http://www.lavocedelmarinaio.com/2017/06/29-giugno-1799-il-processo-farsa-allammiraglio-caracciolo/

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/arte_e_cultura/15_giugno_11/vera-storia-colonna-spezzata-mancato-monumento-caracciolo-e7599bb6-1016-11e5-8d37-c0a6c8114972.shtml?refresh_ce-cp

http://www.comunedipignataro.it/?p=27004

https://napolihistory.com/2015/12/12/francesco-caracciolo-orazio-nelson-e-emma-hamilton/

http://www.ornellamariani.it/non_solo_medio_evo/caracciolo_francesco_.html

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