chiese · Leggende · Luoghi turistici · Napoli · Opere d'arte · Palazzi storici di Napoli · Vicende Storiche

Gli ultimi giorni di Francesco Caracciolo: cronaca, luoghi e iconografia

Francesco Caracciolo di Brienza fu uno dei personaggi di spicco della Repubblica Napoletana del 1799. Nacque a Napoli il 18 gennaio del 1752 nella casa di famiglia a Mergellina (secondo un’altra fonte la dimora era invece a Santa Lucia). Era il secondogenito di Michele Caracciolo Rossi (creato 1° duca di Brienza da Carlo di Borbone… Continue reading Gli ultimi giorni di Francesco Caracciolo: cronaca, luoghi e iconografia

Luoghi turistici · Napoli · Opere d'arte

Le casse armoniche, gioielli delle nostre ville comunali

La cassa armonica, o chiosco della musica, è una struttura che contribuisce con le sue forme svelte ed eleganti ad abbellire lo spazio urbano, di solito una villa o un parco comunale, e ideato soprattutto per ospitare eventi musicali all’aperto. In pratica si tratta di un gazebo con podio bandistico e concertistico. La particolare conformazione strutturale risponde, infatti, a requisiti prima… Continue reading Le casse armoniche, gioielli delle nostre ville comunali

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La Madonna della chiesa di Gesù e Maria

La Chiesa di Gesù e Maria a salita Pontecorvo (tra piazza Mazzini, Montesanto e piazza Dante) risale al 1585 e fu progettata da Domenico Fontana. Caratteristico della facciata è il doppio campanile mentre l’interno è composto da una navata con dieci cappelle laterali, cupola e transetto irregolare. Appartenente in origine ai domenicani, questa chiesa ha… Continue reading La Madonna della chiesa di Gesù e Maria

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Il Liberty che non ti aspetti: villa Cuomo a S.Eframo Vecchio

  Passando distrattamente per vico Sant’Eframo Vecchio, soprattutto quando lo si percorre andando da via Veterinaria proprio in direzione dell’antichissimo complesso religioso di Sant’Eframo che ha dato il nome alla zona, è molto facile non accorgersi di questo gioiellino del Liberty napoletano: villa Cuomo. Sì perché il Liberty, che arrivò in Italia leggermente più tardi… Continue reading Il Liberty che non ti aspetti: villa Cuomo a S.Eframo Vecchio

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Napoli città di ponti

“Napoli è città di scalini, di rampe, di ponti, di trafori, perché è città di memoria”. Citiamo spesso questa frase di Giuseppe Marotta, perché esprime molto bene la complessa e contorta stratificazione urbanistica di questa città. Non lo si direbbe mai, ma a pensarci bene a Napoli c’è un numero incredibile di ponti, presenti oggi… Continue reading Napoli città di ponti

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Il diavolo di Mergellina. Storia di un vescovo, una nobildonna irresistibile, un arcangelo e un pittore

Anche se con qualche incertezza, sia per la data che per l’autore, “San Michele che scaccia il demonio”, meglio noto popolarmente come “Il diavolo di Mergellina”, si ritiene sia stato dipinto nel 1542 da Leonardo Grazia, detto Leonardo da Pistoia  (Pistoia, 1502 – Napoli, 1548 (?)). Si tratta di un artista attivo a Lucca ma… Continue reading Il diavolo di Mergellina. Storia di un vescovo, una nobildonna irresistibile, un arcangelo e un pittore

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Capri: il Monacone, fratello brutto (ma interessante) dei Faraglioni

Il Monacone, “Lo Monacone” in antico, è un grande scoglio calcareo (altezza massima 32 m) presente sulla costa sud dell’isola di Capri, vicino ai più famosi, e anche più alti, Faraglioni (di Mezzo, di Terra e di Mare), e adiacente alla costa di Tragara, sede di un porticciolo di epoca romana. Lo si può considerare… Continue reading Capri: il Monacone, fratello brutto (ma interessante) dei Faraglioni

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Mattia Preti, il pittore ribelle, e l’affresco a Porta San Gennaro

Porta San Gennaro, posta tra Decumani, piazza Cavour e borgo dei Vergini, è una delle più antiche di Napoli, essendo menzionata già nel X secolo. Allora, peraltro, essa si trovava in una posizione più arretrata di quella attuale: fu infatti demolita e ricostruita più avanti, una priva volta in epoca ducale e una seconda durante… Continue reading Mattia Preti, il pittore ribelle, e l’affresco a Porta San Gennaro

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Spaccanapoli, quello squarcio attraverso il centro storico di Napoli

Nonostante non esista alcuna strada reale che abbia questo nome, tutti i napoletani, e anche tanti turisti, sanno che esiste Spaccanapoli, un asse stradale dritto e lungo che divide il centro storico in due parti, una nord e una sud. Non sono molti, tuttavia, quelli che ne conoscono esattamente il luogo di partenza e il… Continue reading Spaccanapoli, quello squarcio attraverso il centro storico di Napoli

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Sulle tracce di Francesco Mastriani, scrittore dimenticato

La figura di Mastriani Nel 2019 si avrà il bicentenario dalla nascita di Francesco Mastriani, nato a Napoli il 19 novembre 1819. Si tratta di uno dei tanti suoi figli con cui Napoli è stata più matrigna che madre. Francesco Mastriani fu prolifico giornalista, scrittore e commediografo, attivo nei decenni di metà ‘800 a cavallo… Continue reading Sulle tracce di Francesco Mastriani, scrittore dimenticato

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La villa di Ferdinando Russo ai Cagnazzi

Ferdinando Russo (1866-1927) nacque e morì a Napoli. Fu giornalista e poeta, autore di numerose macchiette, liriche, opere in prosa e canzoni napoletane (Mamma mia che vuò sapè, Serenata a Pusilleco, Tammurriata Palazzola, etc.). Carattere non facile, ebbe spesso scontri e sollevò critiche. Scomparve improvvisamente nella villa di via Cagnazzi, lasciando sulla scrivania i primi due versi… Continue reading La villa di Ferdinando Russo ai Cagnazzi

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I comignoli di Capri, un panorama nel panorama!

Nell’azzurro del cielo isolano e nel blu del mare isolano si stagliano eleganti e fantasiosi i comignoli di Capri. Canne fumarie nel mito, plastiche, scultoree. Alcuni comignoli presentano un disegno raffinato, sicuramente espressione di una matrice colta. Altri sono semplici nel profilo e addirittura grezzi nei materiali, provenienti da un’architettura spontanea e popolare. Alcuni erano “a dispietto”,… Continue reading I comignoli di Capri, un panorama nel panorama!

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L’Archivio Storico del Banco di Napoli

Breve storia del Banco di Napoli Il “Banco della Pietà” fu fondato a Napoli nel 1539. Era un “monte di pietà” cioè uno degli otto filantropici “banchi pubblici dei luoghi pii” sorti tra ‘500 e ‘600 per concedere prestiti su pegno, senza interessi. Allora come oggi, infatti, l’usura era una piaga diffusissima. Nel 1584 il Banco della Pietà aprì… Continue reading L’Archivio Storico del Banco di Napoli

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Capri, la porta che fa la differenza

Fino al 1877, quando fu aperta la carrozzabile Capri-Anacapri (oggi Strada Provinciale), per raggiungere il paese di Anacapri, privo tra l’altro di un proprio porto, era necessario salire da Capri attraverso l’angusto valico montano noto come Passetiello (oggi meta di gradevoli escursioni di trekking) oppure salire i 921 gradini (all’epoca privi di parapetto) della Scala… Continue reading Capri, la porta che fa la differenza

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Edouard Sain, il pittore dei “caprioti”

Édouard Alexandre Sain è stato un pittore francese che visse e operò a Capri nella seconda metà dell’Ottocento, lasciandoci molte rappresentazioni dei paesaggi e della vita agreste dell’isola. Nato a Cluny nel 1830, compì i propri studi alla Valenciennes Academy e nel 1847 fu ammesso alla Scuola Nazionale Superiore di Belle Arti. Debuttò al Salon de… Continue reading Edouard Sain, il pittore dei “caprioti”

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Capri: restaurato, con qualche perplessità, il tempietto di Villa Lysis

Che il tempietto circolare della storica Villa Lysis a Capri meritasse un restauro, e quindi una possibilità di fruizione in tutta sicurezza da parte dei visitatori, non vi sono dubbi. La cadente costruzione classicheggiante è situata nel parco della storica villa edificata nel 1905 in località Lo Capo, a strapiombo sul mare, per volontà dell’eccentrico e decadente… Continue reading Capri: restaurato, con qualche perplessità, il tempietto di Villa Lysis

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Campania, terra delle Sirene

Sembra proprio che le sirene vivessero nel piccolo arcipelago de Li Galli, di fronte Positano, dove tra l’altro l’sola maggiore ha un’estremità a forma di coda di pesce…  Il nome greco antico di queste isolette era proprio Sirenussai. Qui le sirene ammaliavano i marinai di passaggio, facendoli naufragare contro gli scogli. Dice infatti l’Odissea: «Tu arriverai,… Continue reading Campania, terra delle Sirene

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Le cavità visitabili del sottosuolo napoletano

Il sottosuolo di Napoli è vuoto. Il tufo è una roccia che si presta bene a essere scavata ed è quello che tutti hanno fatto, a partire dall’epoca dei greci per finire alla seconda guerra mondiale quando molte cavità furono riadattate a preziosi rifugi antiaerei. (https://it.wikipedia.org/wiki/Sottosuolo_di_Napoli). Negli ultimi anni molti luoghi sotterranei di Napoli sono… Continue reading Le cavità visitabili del sottosuolo napoletano

Vicende Storiche

Edoardo Suarez: cent’anni fa la medaglia d’oro di un bersagliere napoletano sulle cime del Trentino

  Molti conoscono all’Arenella via Eduardo Suarez, strada tracciata negli anni ’30 del secolo scorso che passando a ponte su via Conte della Cerra collega piazza Leonardo e via Santacroce con piazza Immacolata e quindi con piazza Medaglie d’Oro. Non tutti sanno tuttavia chi Edoardo (e non Eduardo come vuole la distratta toponomastica comunale) Suarez… Continue reading Edoardo Suarez: cent’anni fa la medaglia d’oro di un bersagliere napoletano sulle cime del Trentino

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Il palazzo dei principi di Sannicandro alla Stella

Palazzo Sannicandro si trova in via Stella 120 sulla destra salendo a metà circa di quest’antica strada che risale il pendio naturale del colle di Fonseca (https://www.google.it/maps/place/Via+Stella,+120,+80137+Napoli/@40.8563012,14.2496049,17z/data=!3m1!4b1!4m5!3m4!1s0x133b08689850c683:0xe23b5becf5c02fa!8m2!3d40.8563012!4d14.2517936), nell’area denominata della Stella dal complesso religioso contiguo di Santa Maria della Stella.     La storia Questo palazzo fu edificato alla fine del Cinquecento, su una struttura preesistente… Continue reading Il palazzo dei principi di Sannicandro alla Stella

Opere d'arte · Vicende Storiche

Il bicentenario della morte di Giovanni Paisiello, un grande compositore dimenticato

  Figlio di un maniscalco, Giovanni Paisiello nacque a Taranto nel 1740. Appena tredicenne passò a Napoli dove nel 1753 fu ammesso al conservatorio di Sant’Onofrio a Capuana (civico 35 dell’attuale piazza Enrico de Nicola), divenendo poi assistente di Francesco Durante. Divenuto ormai molto conosciuto, lasciò il conservatorio nel 1763, passando per qualche anno a… Continue reading Il bicentenario della morte di Giovanni Paisiello, un grande compositore dimenticato

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Cosimo Fanzago: tra tardomanierismo e barocco, un bergamasco nel viceregno di Napoli

Discendente di un’antica famiglia di cesellatori e fonditori di origine francese, il Cavalier Cosimo Fanzago nacque nel 1591 nella valle Seriana, a Clusone (BG), all’epoca territorio veneziano. Iniziò la sua attività artistica tra Milano e Bergamo ma, alla morte del padre, si sposto a Napoli, allora parte del vicereame spagnolo, dove risiedeva uno zio. Aveva… Continue reading Cosimo Fanzago: tra tardomanierismo e barocco, un bergamasco nel viceregno di Napoli

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Salviamo la fontana del Sebeto a largo Sermoneta con Art Bonus

Cos’è Art Bonus? Ai sensi dell’art.1 del D.L. 31.5.2014, n. 83, “Disposizioni urgenti per la tutela del patrimonio culturale, lo sviluppo della cultura e il rilancio del turismo”, convertito con modificazioni in Legge n. 106 del 29/07/2014 e s.m.i., è stato introdotto un credito d’imposta per le erogazioni liberali in denaro a sostegno della cultura… Continue reading Salviamo la fontana del Sebeto a largo Sermoneta con Art Bonus

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Il monumento al fascista Padovani, una storia tutta napoletana ;)

Aurelio Padovani, il “comandante”, il “tribuno dei bassi”, fu un fascista della prima ora, un intransigente, che non riuscì ad adattarsi al passaggio del fascismo da movimento a regime.  Nato a Portici (Na) nel 1889 Padovani partecipò nel 1911 alla campagna di Libia, dove ottenne una medaglia d’argento. Durante la Grande Guerra divenne capitano dei bersaglieri. Nel… Continue reading Il monumento al fascista Padovani, una storia tutta napoletana 😉

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La lunga storia della stazione alifana

La rossa palazzina isolata d’angolo sulla sinistra tra piazza Carlo III e via Foria ha un lunga e insospettabile storia. Era infatti il capolinea della ferrovia Alifana, aperta nel 1913 e diretta a Piedimonte Matese (denominato appunto Piedimonte d’Alife fino al 1974). Da questa stazione i due binari si riunivano attraversando Piazza Carlo III centralmente, per… Continue reading La lunga storia della stazione alifana

Attualità · Vicende Storiche

Si celebrano i 140 anni del Corriere della Sera, il quotidiano fondato da un napoletano!

Il 5 marzo si celebrano i 140 anni dalla nascita del Corriere della Sera, il principale quotidiano italiano. Forse, però, non tutti sanno che questo giornale così “milanese”, fu in realtà fondato da un napoletano! Eugenio Torelli Viollier, nacque a Napoli il 26 marzo del 1842, dall’avvocato Francesco Torelli, già tra i protagonisti delle vicende costituzionali… Continue reading Si celebrano i 140 anni del Corriere della Sera, il quotidiano fondato da un napoletano!

Attualità · Luoghi turistici

Napoli città obliqua … su rotaie

Noi siamo abituati a prenderle ogni giorno e non ci facciamo troppo caso ma le funicolari di Napoli destano il divertito interesse dei turisti. Questo perché questo tipo di mezzo di trasporto non è molto facile da trovarsi in altre città. Con le sue quattro linee, Napoli è la città con più funicolari d’Europa, seguita da… Continue reading Napoli città obliqua … su rotaie

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Lamont Young, geniale architetto anglo-partenopeo a cavallo tra ‘800 e ‘900

Lamont Young (Napoli 1851 – Napoli 1929) fu un  architetto e urbanista anglo-napoletano di grande inventiva, caratterizzato da uno stile eclettico poliedrico, pseudovittoriano e molto personale. Tra le opere più note il castello Aselmeyer tra corso Vittorio Emanuele e parco Grifeo, villa Ebe a Pizzofalcone e l’attuale Istituto francese Grenoble in via Crispi.          … Continue reading Lamont Young, geniale architetto anglo-partenopeo a cavallo tra ‘800 e ‘900

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I misteri dello stemma di Pozzuoli

Lo stemma storico della città di Pozzuoli rappresenta la testa di sette uccelli. Ma qui inizia il mistero: erano in origine galli, come sostiene una versione, oppure aquile, come dicono altri e come viene rappresentato modernamente? E poi, quale è la  spiegazione di questi sette volatili? Si ritiene comunemente che faccia riferimento ai sette celebri martiri… Continue reading I misteri dello stemma di Pozzuoli

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CHE MERAVIGLIA LE ROSTE NAPOLETANE !

Le roste, o sovraportoni, sono degli elementi fissi, che chiudono la parte superiore di un portone ponendosi al di sopra dei due battenti e dell’architrave. Il nome deriva dal ventaglio di frasche oppure dalla coda a ruota del pavone o del tacchino, detta appunto rosta. Lo scopo era decorativo ma anche funzionale, perché permetteva di dare… Continue reading CHE MERAVIGLIA LE ROSTE NAPOLETANE !

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La fontana del Sebeto a largo Sermoneta (Mergellina)

La scenografica fontana del Sebeto è accolta a largo Sermoneta, con il panorama sul lungomare e sul golfo alle spalle. La fontana, edificata per volere del viceré, conte di Monterey nel 1635, fu progettata da Cosimo Fanzago e realizzata sotto la direzione del figlio Carlo. Fu eretta per celebrare le mitiche acque del fiume Sebeto… Continue reading La fontana del Sebeto a largo Sermoneta (Mergellina)

Vicende Storiche

Degas, l’impressionista napoletano

Il banchiere parigino Hilaire De Gas, nonno del celebre Edgar, si trasferì a Napoli in seguito agli stravolgimenti della rivoluzione francese. Egli acquistò palazzo Pignatelli di Monteleone a Calata Trinità Maggiore n.53, d’angolo con piazza del Gesù. I napoletani, equivocando sul cognome, presero subito a chiamarlo “o’ palazzo d’o’ gas”. A Napoli nacque il figlio Auguste.

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Una lapide esterna al palazzo ricorda i soggiorni del celebre pittore impressionista francese Edgar Degas (1834-1917), figlio di Auguste. Edgar modificò in quel periodo il cognome De Gas in Degas.

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Edgar fu molte volte, soprattutto d’estate, anche nella dimora di campagna del nonno. Si tratta della settecentesca villa Paternò a San Rocco di Capodimonte, acquistata da Hilaire De Gas nel 1819. Passata agli eredi Degas, la villa, in condizioni piuttosto mediocri, venne affittata all’istituto di religiose “Rifugio Marciano per l’infanzia”. Nel 1929 fu poi rilevata dal medico Vincenzo Faggella e tuttora appartiene ai suoi discendenti.

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Nella casa di villeggiatura di San Rocco Edgar dipinse nel 1856-57 una veduta del vallone di San Rocco con castel ‘sullo sfondo (“Castel S.Elmo, Napoli, da Capodimonte”), opera conservata a Cambridge.

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Sempre nella villa di San Rocco Edgar ritrasse il nonno, all’epoca ottantasettenne. Si tratta di un olio su tela conservato nel Musée d’Orsay di Parigi e datato “Capodimonte 1857”.

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(“Degas – Hilaire de Gas” di Edgar Degas – repro from art book. Con licenza Pubblico dominio tramite Wikimedia Commons – https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Degas_-_Hilaire_de_Gas.jpg#/media/File:Degas_-_Hilaire_de_Gas.jpg)

Segnaliamo questo articolo: http://piscinola.blogspot.it/2013/07/le-ballerine-di-degas-san-rocco.html

e questo libro: http://www.cleanedizioni.com/index.php?page=shop.product_details&flypage=flypage.tpl&product_id=118&category_id=16&option=com_virtuemart&Itemid=31&vmcchk=1&Itemid=105

Palazzi storici di Napoli

La grande storia di palazzo Mirelli di Teora

Palazzo Mirelli di Teora (già palazzo Barile di Caivano) si trova al n.66 della Riviera di Chiaia, quasi arrivati alla Torretta. Fu iniziato nel primo ‘600 per volontà del duca di Caivano, segretario del regno, sotto la direzione Cosimo Fanzago, ma rimase incompiuto. Passato ai principi di Teora, fu completato nel 1703 dal Sanfelice che aggiunse in particolare la scala aperta e le decorazioni (ma le belle statue seicentesche erano già andate perdute). Nel 1713 vi morì lo scrittore e filosofo inglese A. Shaftesbury: giunto a Napoli solo due anni prima, volle che il suo cuore fosse seppellito nel giardino del palazzo mentre la sua salma tornò in patria. Successivamente, l’edificio passò all’ambasciatore asburgico, il conte von Kaunitz-Rietberg, il quale affidò a Carlo Vanvitelli il restauro del palazzo in occasione del gran ballo che vi si svolse per festeggiare le nozze tra Ferdinando IV e Maria Carolina nel 1768; nel 1770 vi suonò, probabilmente, Mozart. In seguito l’edificio fu dato in affitto all’ambasciatore del Marocco. Nel 1860, ospite del marchese Nunziante, lo zar Alessandro II sposò qui, in matrimonio morganatico, la cognata del marchese, Luisa Vulcano, principessa di Dolgoronky. Oggi è un palazzo privato, con vari negozi sulla strada, non molto rispettosi peraltro dell’antica storia dell’edificio; fa eccezione “La cantina di Triunfo”. Ospita un B&B. Il portale è sorretto da due colonne provenienti dal tempio di Serapide (Macellum) di Pozzuoli. Al piano nobile vi sono degli ambienti affrescati. Particolare il “portalino” sul lato di via Arco Mirelli, parzialmente interrato per l’aumento di livello della strada. Il palazzo ha dato il nome alla salita dell’Arco Mirelli, proprio perché un tempo c’era un arco che sormontava la via a partire da palazzo Mirelli.

Attualità

Napoli di Passione

Ci sono posti in cui vai

una volta sola e ti basta

E poi c’è …. Napoli.

Questa è la celebre fase pronunciata dal regista e attore di origini italo-americane John Turturro all’inizio del film-documentario “Passione”, una sequenza di 15 brani più o meno celebri della tradizione canora napoletana antica e moderna uscita nel 2010.

L’introduzione di Turturro: https://vimeo.com/86256877

Quello che mi ha colpito da subito delle parole di Turturro è, apparentemente, solo una sfumatura ma che racchiude una grande verità: Turturro non dice banalità come “e poi ci sono città in cui torneresti mille volte” oppure “e invece ci sono città da cui non andresti più via” ma dice semplicemente “e poi c’è Napoli” ad indicare un unicum assoluto, una città non ascrivibile a nessuna categoria, un luogo che difficilmente si può accorpare o paragonare ad altri, completamente a sé. La si può amare, oppure odiare, o anche amare e odiare allo stesso tempo, ma certo Napoli non lascia indifferenti. Del film poi si può anche discutere, sulla scelta delle canzoni, degli interpreti, delle ambientazioni, certamente, ma io penso che quelle parole introduttive pronunciate da un Turturro che sia affaccia da S.Martino, con il Vesuvio e e la città alle spalle, valgono in assoluto.

La versione integrale del film: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-7c6b14c7-1b90-4fbf-bb2f-d441f414620b-cinema.html

Il trailer del film:

https://www.youtube.com/watch?v=kfZEEs-gWLc

Orlando Catalano per ConosciAmo Napoli e la Campania

 

Luoghi turistici

La Casina Vanvitelliana sul Lago Fusaro

  La Casina Vanvitelliana un luogo incantevole…. Articolo di Anna Cesarin. La Casina Vanvitelliana è un suggestivo casino di caccia ubicato su un’isoletta del Lago Fusaro, nel comune di Bacoli.A partire dal 1752 l’area del Fusaro, all’epoca scarsamente abitata, divenne la riserva di caccia e pesca dei Borbone, che affidarono a Luigi Vanvitelli le prime… Continue reading La Casina Vanvitelliana sul Lago Fusaro

Luoghi turistici

La Torre del Palasciano al Moiariello (Capodimonte)

La turrita villa del Palasciano si trova al civico 53 di Salita Moiariello e rappresenta un riferimento ben visibile da molti punti della città, non tanto perché alta quanto perché edificata alla sommità della collina di Miradois. La villa fu realizzata nel secondo ‘800 per Ferdinando Palasciano su di un fondo agricolo a sua volta parte delle “case Cotugno”, proprietà appunto in precedenza del celebre medico Domenico Cotugno. Una struttura risalente al secondo ‘700 fu modificata nel 1868 da A.Cipolla, con un gusto medievale eclettico: la torre si ispira al fiorentino Palazzo della Signoria. In realtà la costruzione comprende vari corpi di fabbrica, piuttosto eterogenei tra loro. Il Palasciano (Capua 1815-1891), chirurgo militare, fu condannato ad un anno di carcere per aver curato i feriti dello schieramento nemico durante i moti del 1848: la dichiarazione sulla vicenda che egli fece ad un convegno internazionale fu poi alla base della Convenzione di Ginevra che dette vita alla Croce Rossa (1864). La villa divenne un centro culturale ed un cippo nel giardino del 1868 ricorda incisi i nomi delle illustri personalità che la frequentarono. Vuole inoltre la leggenda che il Palasciano non abbia mai lasciato la villa e che il suo fantasma si aggiri ancora per il Moiariello. Nell’edificio abitò successivamente l’artista F.Cifariello che nel 1905 fu accusato di un celebre “delitto d’onore” per aver ucciso la moglie in una pensione di Posillipo. Oggi la villa ospita abitazioni private e il B&B Torre di Rò.

Luoghi turistici

L’acquedotto vanvitelliano di Valle di Maddaloni

L’imponente acquedotto-ponte ideato da Luigi Vanvitelli fu edificato per portare l’acqua dalle sorgenti del Fizzo alla Reggia di Caserta e alle sue grandiose fontane. Mirabile opera tecnica, si trova in località Valle di Maddanoni (Ce)

(Ecco il luogo esatto dell’Aquedotto lungo la Strada Statale 7: https://www.google.it/maps/place/Acquedotto+Carolino/@41.0589515,14.401295,15z/data=!4m2!3m1!1s0x0:0x7d4e93f097e60779)

L’intero Acquedotto Carolino, con i suoi 38 km di percorso e i suoi 67 torrini, è Sito Patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 1997, insieme al Parco Reale di Caserta e al complesso di San Leucio.

Ecco un file PDF scaricabile da Wikipedia: Acquedotto Carolino

Ecco alcuni links (http://www.casertamusica.com/rubriche/speciale/Ponti_della_Valle_Maddaloni_e_Acquedotto_Carolino/Ponti_della_Valle_Maddaloni_Acquedotto_Carolino.asp).

Ecco un bel video (https://www.youtube.com/watch?v=SOX0ChNjxb0).

Opere d'arte

Il guerriero nel chiostro di S.Eligio Maggiore

Su una parete tra la sagrestia e il chiostro grande della chiesa di Sant’Eligio Maggiore al Mercato si conserva un bassorilievo ritraente il busto di guerriero. La scritta riporta il nome di Andrea Carafa conte di Sanseverino, il condottiero divenuto fra il 1523 e il 1526 luogotenente generale del Regno di Napoli, in sostituzione temporanea del viceré Carlo di Lannoy. Forse il personaggio si allaccia al racconto di tale Antonello Carafa (secondo altre versioni Antonello Caracciolo), che fu punito con la morte dalla figlia del re, Isabella d’Aragona, per i suoi soprusi ad una ragazza e la cui “capuzzella” è immortalata nell’arco dell’orologio di S.Eligio.

 

 

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La struttura a teatro di Napoli

L’area di Napoli ha una disposizione “a teatro”. Il bassopiano su cui si è sviluppata Neapolis, detto il Pendino, è infatti circondato da un lato dal mare e dagli altri tre, soprattutto quello occidentale e quello settentrionale un pò meno quello orientale, da colline: Posillipo, Camaldoli, Vomero-S.Elmo, Capodimonte-Miradois. Tra le colline si interpongono i valloni,… Continue reading La struttura a teatro di Napoli

Luoghi turistici

L’Orto Botanico di Napoli

Il Real Orto Botanico di Napoli si trova in via Foria, tra via Tenore e piazza Carlo III. Appartiene alla Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell’Università Federico II, che qui ospita l’istituto di Botanica, la sezione sperimentale per le piante officinali e il museo di Paleobotanica ed Etnobotanica. Quest’istituzione nacque nel 1807 come Real Orto Botanico (ROB), con decreto di Giuseppe Bonaparte, su terreni appartenuti al vicino convento di S. Maria della Pace e all’ospedale della Cava. Peraltro l’opera era già stata ideata da Ferdinando IV di Borbone ed era stata anche già scelta la sede. Il primo architetto fu G. De Fazio, autore della facciata (uniformata stilisticamente all’Albergo dei Poveri), del viale principale perpendicolare all’ingresso, della “stufa temperata” per le piante esotiche (edificio attualmente denominato Serra Merola), e del viale che porta al cosiddetto castello. La parte inferiore dell’Orto e il completamento della facciata sono opera di G.M. Paoletti.

L’Orto fu inaugurato nel 1811 e sin dalle origini si distinse per la molteplicità delle funzioni e per la diversificazione del patrimonio vegetale. Il primo direttore, o meglio prefetto come veniva e viene tuttora denominato, fu Michele Tenore, medico e botanico cui è intitolata la strada che costeggia l’Orto salendo verso la chiesa di S. Maria degli Angeli alle Croci. Questi, coadiuvato dal capogiardiniere F. Dehnhardt, sviluppò ricerca e didattica, mettendo anche a coltivazione 9000 specie, tra cui piante medicinali ed esotiche. Nel 1818 fu aggiunta la “stufa calda”. Nel 1861 subentrò G. Gasparrini, che risistemò alcune porzioni in cattive condizioni come l’arboreto e l’agrumeto, creò una “valletta” per le piante alpine e costruì una nuova serra riscaldata in sostituzione della cosiddetta stufa calda. Seguirono altri direttori (tra cui F. Delpino) che tuttavia dovettero affrontare molte difficoltà economiche nonché il progetto di edificare di nuove sedi universitarie nell’area dell’Orto. Un parziale rilancio si ebbe con l’arrivo di F. Cavara nel 1906, che fece realizzare un’area per le piante succulente e una per le xerofite, istituì una stazione sperimentale per le piante officinali e diede il via alla costruzione della nuova sede dell’Istituto. L’opera fu continuata nel 1930 da B. Longo ma poi la guerra portò distruzioni e sottrazioni, accogliendo spesso rifugiati; alcune aree vennero messe a coltura a scopo alimentare mentre altre, durante l’Occupazione, furono utilizzate a scopo “militare” (la sede dell’istituto fu utilizzato come caserma, molte aree furono cementificate e usate come parcheggio dei mezzi alleati, fu creato un campo sportivo!). I direttori del dopoguerra cercarono di ripristinare l’Orto, arricchendo le strumentazioni agricole, aggiungendo alla serra riscaldata un corpo avanzato con una grande vasca, trasformando la “valletta” nell’attuale filiceto. Il rilancio definitivo si ebbe con A. Merola a partire dal 1963. L’Orto divenne autonomo, le aree furono ridisposte, le coltivazioni furono arricchite (anche grazie ad alcune spedizioni botaniche guidate dal botanofilo L. Califano) e dotate di supporti didattici, vennero realizzate nuove serre (tra cui l’attuale Serra Califano, un complesso di serre dotato di sistemi di condizionamento termico e di umidificazione, e che ospita diverse collezioni), un impianto di riscaldamento e una rete idrica (fino ad allora l’acqua veniva attinta da un pozzo, raccolta nelle vasche e distribuita manualmente!). Il terremoto del 1980 colpì anche l’Orto, oltre che l’adiacente Albergo dei Poveri, che divenne di nuovo rifugio di senzatetto; gravi danni si ebbero al “castello”. Nel 1981 è subentrato come direttore P. De Luca, cui è toccata l’opera di ricostruzione. Gli edifici sono stati restaurati, la rete idrica è stata estesa all’intera area, nuovi esemplari sono stati acquistati o raccolti in natura. Le attività svolte attualmente dall’Orto riguardano, oltre la coltivazione e la presentazione a fini museologici delle collezioni e lo svolgimento di manifestazioni artistiche e culturali, principalmente la ricerca, la didattica e la conservazione di specie rare o minacciate di estinzione. L’Orto è aperto al pubblico dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 14, previo appuntamento telefonico. L’ingresso è gratuito e per gruppi e scolaresche è possibile ottenere una guida, anch’essa gratuita. La visita è molto gradevole in tutte le stagioni anche se, ovviamente, la primavera è il momento ideale; anche i colori autunnali sono comunque molto affascinanti. Nel periodo primaverile ed estivo l’Orto diventa location per spettacoli teatrali ed eventi per adulti e bambini.

La facciata principale dell’Orto di ampio respiro, in linea con la strada che costeggia per circa 200 m, appare soprelevata rispetto a via Foria di circa 5 m; nel 1870 fu anche presentato un progetto, mai realizzato, per ricavare in questo lungo muro 54 botteghe. Il muro, bugnato, termina in una balaustra in piperno arredata con bellissimi crateri neoclassici in terracotta contenenti piante di Fascicularia pitcairniifolia. Gli altri lati dell’Orto sono delimitati da via M. Tenore, che sale da via Foria, da via Veterinaria, posta dall’altro lato dell’Orto rispetto a via Foria, e dall’Albergo dei Poveri con gli altri edifici posti alle spalle di questo. La costruzione del terrapieno, che isola l’area verde rispetto al caos della zona, fu necessaria per ovviare alla pendenza del suolo. Il lato dell’Orto che dà via Foria e la porzione adiacente degli altri due lati offrono una vista sulla zona adiacente mentre dal resto del perimetro dell’Orto non si riesce a vedere granché. Recentemente restaurata, la facciata è interrotta a metà dall’accesso, mediante due rampe di scale scoperte. Queste conducono al viale principale, disposto perpendicolarmente e intitolato a D. Cirillo, che decorre tra l’Arboreto e l’edificio di Biologia Vegetale (completato nel 1936) e termina nell’area della macchia mediterranea dopo aver incrociato viale Tenore. Un altro viale più lungo e stretto, segue in parallelo via Foria ed è detto terrazza Carolina in onore dalla regina (oggi viale G.A. Pasquale): fino a poco dopo l’Unità quest’ultimo percorso rappresentò un gradevole passeggio (sebbene l’accesso fosse consentito solo nei giorni festivi ed esclusivamente alle persone vestite in maniera “decente”), con la possibilità di assistere anche a parate e altri eventi. L’orto ha un’estensione di 12 ha e ospita e quasi 25.000 esemplari appartenenti a più di 9000 specie vegetali. Comprende 18 aree espositive, 4 serre e le vasche per la coltivazione delle piante idrofite offrono ai visitatori uno spettacolo didattico di grande interesse. Gli esemplari raggruppati secondo criteri sistematici, ecologici ed etnobotanici.

La serra monumentale o serra Merola, inizialmente nota come “stufa temporata”, è una struttura rettangolare in muratura addossata alla parte settentrionale del muro di cinta e posizionata in asse con l’ingresso principale dell’Orto. La sua facciata presenta colonne doriche, separate da sette arcate con portelloni ruotanti; una trabeazione con metope e triglifi sormonta le colonne. Ospita in coltivazione numerose specie tropicali e subtropicali. Davanti a questa serra dei gradoni ospitano la vaseria. Il mangrovieto è stato realizzato all’interno di una nuova serra espositiva posta subito lateralmente alla serra Merola ed è dedicato all’area della laguna di Alvarado, nel Golfo del Messico. In un’ampia vasca sono coltivate le mangrovie ed altre specie acquatiche. Il Castello è una masseria risalente al ‘600, che fu inglobata nell’Orto al momento della fondazione, divenendo la prima sede dell’istituto di botanica per poi divenire sede di attività tecniche e amministrative e del Museo di Paleobotanica ed Etnobotanica. Si tratta di una graziosa struttura quadrangolare con quattro merlate angolari.

Nelle vasche sparse nell’area dell’Orto sono coltivate numerose specie idrofite, cioè che vivono in acqua dolce, distinguibili in quelle che vivono in terreni molto umidi, quelle ancorate al fondo degli specchi d’acqua e quelle galleggianti.

Nei viali dell’Orto si incontrano i busti di Michele Tenore (Napili, 1780-1861, botanico, direttore dell’Orto e autore della monumentale “Flora Napolitana”), Domenico Cirillo (Grumo Nevano 1739-Napoli 1799, medico, entomologo e botanico, tra i protagonisti della Repubblica Napoletana del 1799) e Guglielmo Gasparrini (Castelgrande 1803-Napoli 1866, botanico e micologo, direttore dell’Orto).

Luoghi turistici · Palazzi storici di Napoli

Il molo dell’Immacolatella e l’edificio della Deputazione alla Salute

Il piazzale del molo, dell’Immacolatella Vecchia.è nato dalla parziale colmatura, avvenuta alla fine degli anni ’30 del secolo scorso, dello specchio d’acqua del Molo Grande ma soprattutto del Molo Piccolo o Mandracchio (forse dallo spagnolo mandrache, darsena, ma forse dalle mandrie di animali da macello che vi sbarcavano), utilizzato per le attività commerciali ed il cui bacino interno fu completamente eliminato. Il Mandracchio era collegato al mare attraverso due imboccature scavalcate da ponti su cui correva la Strada Nuova (attuale via Marina). In effetti tutta la zona all’incrocio tra le attuali vie De Gasperi, Colombo (via Marittima fino al 1961) e Nuova Marina prendeva il nome di Mandracchio, così come lo slargo che si trova subito fuori il varco portuale “Immacolatella Vecchia”, con la bella chiesa di S.Maria di Portosalvo, l’obelisco dedicato alla restaurazione borbonica del 1799 e la cinquecentesca fontana della Maruzza. L’area, sede anche del demolito edificio della Dogana vecchia, era indicata come “abbascio Puorto”.

Sul piazzale si nota la settecentesca palazzina rococò dell’Immacolatella o, propriamente, della Deputazione della Salute, voluta da Carlo III con funzioni di governo delle attività portuali, nonché di giustizia e sanità. L’edificio fu progettato dal Vaccaro: di colore rosso pompeiano, di forma originariamente ottagonale, è caratterizzato dalla statua della Vergine (di piccole dimensioni, da cui Immacolatella) che svetta alla sommità, da stucchi e da altre sculture opera di F. Pagano. Attualmente la suggestiva palazzina, che dopo la dismissione negli anni ’70 è stata impiegata come alloggio per i graduati della Marina, non è utilizzata e richiede urgenti restauri (sembrerebbe essere destinata a diventare sede della compagnia di navigazione Tirrenia e non dell’ipotizzato, e ma mai realizzato, museo dell’emigrazione). In questo luogo avvenne nel 1799 l’uccisione da parte dei lazzari dei due fratelli filogiacobini Filomarino. Di qui partiva, fino agli anni ’70 del Novecento, una processione in cui un dipinto dell’Immacolata proveniente dalla chiesa di S.Maria di Portosalvo veniva portato su un barcone a mare. All’esterno dell’edificio due lapidi ricordano i 101 marinai e portuali periti in seguito all’affondamento in porto, da parte dei bombardieri Alleati, dell’incrociatore Attendolo (1942).

Luoghi turistici

Il Pontile Nord di Bagnoli

Al n.6 di via Coroglio si trova il varco che conduce agli ascensori e alle scale per il Pontile Nord (così denominato in passato perché era quello più a nord tra i pontili dell’area industriale, ma che in realtà ha un’esposizione e una direzione ovest sud-ovest). Il pontile, che si protrae in mare per ampia parte… Continue reading Il Pontile Nord di Bagnoli

Luoghi turistici

Il mausoleo romano di via Pigna a Soccavo

Via Pigna, il cui nome deriverebbe da un pino secolare posto sulla strada dei Camaldolilli, si trova insieme alla successiva via Jannelli lungo il percorso della borbonica via Miano-Agnano o via dei Canapi, di fatto la prima “tangenziale” di Napoli. Già a Soccavo, all’altezza del civico 27, si trova scendendo sulla destra un mausoleo romano a… Continue reading Il mausoleo romano di via Pigna a Soccavo

Palazzi storici di Napoli

Palazzo Moscati o dello Spagnuolo

Sito in via dei Vergini, fu costruito nel 1738 per volontà di N. Moscati marchese di Poppano, unificando due lotti adiacenti. Successivamente venne ceduto per debiti ai Mastrilli. Nel 1813 fu acquistato dal madrileno T. Atienza che aggiunse un piano e fece affrescare gli interni dei primi due, dipinti peraltro andati in rovina. L’edificio è passato tra vari proprietari ed ha anche subito i danni dei bombardamenti del ‘43. Oggi è parte del Comune, che dovrebbe ospitarvi il museo-laboratorio di Totò, e parte di privati. Recentemente restaurato, è il capolavoro del Sanfelice. Si caratterizza per la scala aperta a doppia rampa con cinque fornici, che separa l’ampio cortile anteriore dal piccolo cortile posteriore; il giardino postico è andato perso con la realizzazione di via M. Pagano (1870). Si segnalano il portale con decorazioni a volute che si raccordano al balcone del piano nobile, gli stucchi rococò e le lunette decorate su disegno di F. Attanasio con i busti della famiglia.