chiese · Leggende · Luoghi turistici · Napoli · Opere d'arte · Palazzi storici di Napoli · Vicende Storiche

Gli ultimi giorni di Francesco Caracciolo: cronaca, luoghi e iconografia

Francesco Caracciolo di Brienza fu uno dei personaggi di spicco della Repubblica Napoletana del 1799. Nacque a Napoli il 18 gennaio del 1752 nella casa di famiglia a Mergellina (secondo un’altra fonte la dimora era invece a Santa Lucia). Era il secondogenito di Michele Caracciolo Rossi (creato 1° duca di Brienza da Carlo di Borbone… Continue reading Gli ultimi giorni di Francesco Caracciolo: cronaca, luoghi e iconografia

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Le casse armoniche, gioielli delle nostre ville comunali

La cassa armonica, o chiosco della musica, è una struttura che contribuisce con le sue forme svelte ed eleganti ad abbellire lo spazio urbano, di solito una villa o un parco comunale, e ideato soprattutto per ospitare eventi musicali all’aperto. In pratica si tratta di un gazebo con podio bandistico e concertistico. La particolare conformazione strutturale risponde, infatti, a requisiti prima… Continue reading Le casse armoniche, gioielli delle nostre ville comunali

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La Madonna della chiesa di Gesù e Maria

La Chiesa di Gesù e Maria a salita Pontecorvo (tra piazza Mazzini, Montesanto e piazza Dante) risale al 1585 e fu progettata da Domenico Fontana. Caratteristico della facciata è il doppio campanile mentre l’interno è composto da una navata con dieci cappelle laterali, cupola e transetto irregolare. Appartenente in origine ai domenicani, questa chiesa ha… Continue reading La Madonna della chiesa di Gesù e Maria

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Il Liberty che non ti aspetti: villa Cuomo a S.Eframo Vecchio

  Passando distrattamente per vico Sant’Eframo Vecchio, soprattutto quando lo si percorre andando da via Veterinaria proprio in direzione dell’antichissimo complesso religioso di Sant’Eframo che ha dato il nome alla zona, è molto facile non accorgersi di questo gioiellino del Liberty napoletano: villa Cuomo. Sì perché il Liberty, che arrivò in Italia leggermente più tardi… Continue reading Il Liberty che non ti aspetti: villa Cuomo a S.Eframo Vecchio

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Napoli città di ponti

“Napoli è città di scalini, di rampe, di ponti, di trafori, perché è città di memoria”. Citiamo spesso questa frase di Giuseppe Marotta, perché esprime molto bene la complessa e contorta stratificazione urbanistica di questa città. Non lo si direbbe mai, ma a pensarci bene a Napoli c’è un numero incredibile di ponti, presenti oggi… Continue reading Napoli città di ponti

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Il diavolo di Mergellina. Storia di un vescovo, una nobildonna irresistibile, un arcangelo e un pittore

Anche se con qualche incertezza, sia per la data che per l’autore, “San Michele che scaccia il demonio”, meglio noto popolarmente come “Il diavolo di Mergellina”, si ritiene sia stato dipinto nel 1542 da Leonardo Grazia, detto Leonardo da Pistoia  (Pistoia, 1502 – Napoli, 1548 (?)). Si tratta di un artista attivo a Lucca ma… Continue reading Il diavolo di Mergellina. Storia di un vescovo, una nobildonna irresistibile, un arcangelo e un pittore

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Capri: il Monacone, fratello brutto (ma interessante) dei Faraglioni

Il Monacone, “Lo Monacone” in antico, è un grande scoglio calcareo (altezza massima 32 m) presente sulla costa sud dell’isola di Capri, vicino ai più famosi, e anche più alti, Faraglioni (di Mezzo, di Terra e di Mare), e adiacente alla costa di Tragara, sede di un porticciolo di epoca romana. Lo si può considerare… Continue reading Capri: il Monacone, fratello brutto (ma interessante) dei Faraglioni

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Mattia Preti, il pittore ribelle, e l’affresco a Porta San Gennaro

Porta San Gennaro, posta tra Decumani, piazza Cavour e borgo dei Vergini, è una delle più antiche di Napoli, essendo menzionata già nel X secolo. Allora, peraltro, essa si trovava in una posizione più arretrata di quella attuale: fu infatti demolita e ricostruita più avanti, una priva volta in epoca ducale e una seconda durante… Continue reading Mattia Preti, il pittore ribelle, e l’affresco a Porta San Gennaro

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Spaccanapoli, quello squarcio attraverso il centro storico di Napoli

Nonostante non esista alcuna strada reale che abbia questo nome, tutti i napoletani, e anche tanti turisti, sanno che esiste Spaccanapoli, un asse stradale dritto e lungo che divide il centro storico in due parti, una nord e una sud. Non sono molti, tuttavia, quelli che ne conoscono esattamente il luogo di partenza e il… Continue reading Spaccanapoli, quello squarcio attraverso il centro storico di Napoli

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Sulle tracce di Francesco Mastriani, scrittore dimenticato

La figura di Mastriani Nel 2019 si avrà il bicentenario dalla nascita di Francesco Mastriani, nato a Napoli il 19 novembre 1819. Si tratta di uno dei tanti suoi figli con cui Napoli è stata più matrigna che madre. Francesco Mastriani fu prolifico giornalista, scrittore e commediografo, attivo nei decenni di metà ‘800 a cavallo… Continue reading Sulle tracce di Francesco Mastriani, scrittore dimenticato

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La villa di Ferdinando Russo ai Cagnazzi

Ferdinando Russo (1866-1927) nacque e morì a Napoli. Fu giornalista e poeta, autore di numerose macchiette, liriche, opere in prosa e canzoni napoletane (Mamma mia che vuò sapè, Serenata a Pusilleco, Tammurriata Palazzola, etc.). Carattere non facile, ebbe spesso scontri e sollevò critiche. Scomparve improvvisamente nella villa di via Cagnazzi, lasciando sulla scrivania i primi due versi… Continue reading La villa di Ferdinando Russo ai Cagnazzi

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I comignoli di Capri, un panorama nel panorama!

Nell’azzurro del cielo isolano e nel blu del mare isolano si stagliano eleganti e fantasiosi i comignoli di Capri. Canne fumarie nel mito, plastiche, scultoree. Alcuni comignoli presentano un disegno raffinato, sicuramente espressione di una matrice colta. Altri sono semplici nel profilo e addirittura grezzi nei materiali, provenienti da un’architettura spontanea e popolare. Alcuni erano “a dispietto”,… Continue reading I comignoli di Capri, un panorama nel panorama!

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L’Archivio Storico del Banco di Napoli

Breve storia del Banco di Napoli Il “Banco della Pietà” fu fondato a Napoli nel 1539. Era un “monte di pietà” cioè uno degli otto filantropici “banchi pubblici dei luoghi pii” sorti tra ‘500 e ‘600 per concedere prestiti su pegno, senza interessi. Allora come oggi, infatti, l’usura era una piaga diffusissima. Nel 1584 il Banco della Pietà aprì… Continue reading L’Archivio Storico del Banco di Napoli

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Capri, la porta che fa la differenza

Fino al 1877, quando fu aperta la carrozzabile Capri-Anacapri (oggi Strada Provinciale), per raggiungere il paese di Anacapri, privo tra l’altro di un proprio porto, era necessario salire da Capri attraverso l’angusto valico montano noto come Passetiello (oggi meta di gradevoli escursioni di trekking) oppure salire i 921 gradini (all’epoca privi di parapetto) della Scala… Continue reading Capri, la porta che fa la differenza

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Edouard Sain, il pittore dei “caprioti”

Édouard Alexandre Sain è stato un pittore francese che visse e operò a Capri nella seconda metà dell’Ottocento, lasciandoci molte rappresentazioni dei paesaggi e della vita agreste dell’isola. Nato a Cluny nel 1830, compì i propri studi alla Valenciennes Academy e nel 1847 fu ammesso alla Scuola Nazionale Superiore di Belle Arti. Debuttò al Salon de… Continue reading Edouard Sain, il pittore dei “caprioti”

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Capri: restaurato, con qualche perplessità, il tempietto di Villa Lysis

Che il tempietto circolare della storica Villa Lysis a Capri meritasse un restauro, e quindi una possibilità di fruizione in tutta sicurezza da parte dei visitatori, non vi sono dubbi. La cadente costruzione classicheggiante è situata nel parco della storica villa edificata nel 1905 in località Lo Capo, a strapiombo sul mare, per volontà dell’eccentrico e decadente… Continue reading Capri: restaurato, con qualche perplessità, il tempietto di Villa Lysis

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Campania, terra delle Sirene

Sembra proprio che le sirene vivessero nel piccolo arcipelago de Li Galli, di fronte Positano, dove tra l’altro l’sola maggiore ha un’estremità a forma di coda di pesce…  Il nome greco antico di queste isolette era proprio Sirenussai. Qui le sirene ammaliavano i marinai di passaggio, facendoli naufragare contro gli scogli. Dice infatti l’Odissea: «Tu arriverai,… Continue reading Campania, terra delle Sirene

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Le cavità visitabili del sottosuolo napoletano

Il sottosuolo di Napoli è vuoto. Il tufo è una roccia che si presta bene a essere scavata ed è quello che tutti hanno fatto, a partire dall’epoca dei greci per finire alla seconda guerra mondiale quando molte cavità furono riadattate a preziosi rifugi antiaerei. (https://it.wikipedia.org/wiki/Sottosuolo_di_Napoli). Negli ultimi anni molti luoghi sotterranei di Napoli sono… Continue reading Le cavità visitabili del sottosuolo napoletano

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Il palazzo dei principi di Sannicandro alla Stella

Palazzo Sannicandro si trova in via Stella 120 sulla destra salendo a metà circa di quest’antica strada che risale il pendio naturale del colle di Fonseca (https://www.google.it/maps/place/Via+Stella,+120,+80137+Napoli/@40.8563012,14.2496049,17z/data=!3m1!4b1!4m5!3m4!1s0x133b08689850c683:0xe23b5becf5c02fa!8m2!3d40.8563012!4d14.2517936), nell’area denominata della Stella dal complesso religioso contiguo di Santa Maria della Stella.     La storia Questo palazzo fu edificato alla fine del Cinquecento, su una struttura preesistente… Continue reading Il palazzo dei principi di Sannicandro alla Stella

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Cosimo Fanzago: tra tardomanierismo e barocco, un bergamasco nel viceregno di Napoli

Discendente di un’antica famiglia di cesellatori e fonditori di origine francese, il Cavalier Cosimo Fanzago nacque nel 1591 nella valle Seriana, a Clusone (BG), all’epoca territorio veneziano. Iniziò la sua attività artistica tra Milano e Bergamo ma, alla morte del padre, si sposto a Napoli, allora parte del vicereame spagnolo, dove risiedeva uno zio. Aveva… Continue reading Cosimo Fanzago: tra tardomanierismo e barocco, un bergamasco nel viceregno di Napoli

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Il monumento al fascista Padovani, una storia tutta napoletana ;)

Aurelio Padovani, il “comandante”, il “tribuno dei bassi”, fu un fascista della prima ora, un intransigente, che non riuscì ad adattarsi al passaggio del fascismo da movimento a regime.  Nato a Portici (Na) nel 1889 Padovani partecipò nel 1911 alla campagna di Libia, dove ottenne una medaglia d’argento. Durante la Grande Guerra divenne capitano dei bersaglieri. Nel… Continue reading Il monumento al fascista Padovani, una storia tutta napoletana 😉

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L’Obelisco di San Domenico Maggiore.

L’obelisco di San Domenico (o anche guglia di San Domenico) è un’opera scultorea barocca situata in piazza San Domenico Maggiore a Napoli, di fronte alla chiesa omonima.-Cronologicamente, si tratta del secondo grande obelisco innalzato in città, dopo quello di San Gennaro. La guglia fu voluta nel 1656 dal popolo napoletano come ex-voto a san Domenico… Continue reading L’Obelisco di San Domenico Maggiore.

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Ci guarda da lassù ….l’Immacolata sull’obelisco di Piazza del Gesù

L’Obelisco dell’Immacolata (o anche guglia dell’Immacolata) è un obelisco di stile barocco di Napoli, situato in piazza del Gesù Nuovo, di fronte alla chiesa omonima. Il monumento è in ordine cronologico, l’ultimo dei tre grandi obelischi di Napoli, essendo stato eretto nel Settecento e dunque dopo quello di San Gennaro e San Domenico. La guglia… Continue reading Ci guarda da lassù ….l’Immacolata sull’obelisco di Piazza del Gesù

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La lunga storia della stazione alifana

La rossa palazzina isolata d’angolo sulla sinistra tra piazza Carlo III e via Foria ha un lunga e insospettabile storia. Era infatti il capolinea della ferrovia Alifana, aperta nel 1913 e diretta a Piedimonte Matese (denominato appunto Piedimonte d’Alife fino al 1974). Da questa stazione i due binari si riunivano attraversando Piazza Carlo III centralmente, per… Continue reading La lunga storia della stazione alifana

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Napoli città obliqua … su rotaie

Noi siamo abituati a prenderle ogni giorno e non ci facciamo troppo caso ma le funicolari di Napoli destano il divertito interesse dei turisti. Questo perché questo tipo di mezzo di trasporto non è molto facile da trovarsi in altre città. Con le sue quattro linee, Napoli è la città con più funicolari d’Europa, seguita da… Continue reading Napoli città obliqua … su rotaie

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CHE MERAVIGLIA LE ROSTE NAPOLETANE !

Le roste, o sovraportoni, sono degli elementi fissi, che chiudono la parte superiore di un portone ponendosi al di sopra dei due battenti e dell’architrave. Il nome deriva dal ventaglio di frasche oppure dalla coda a ruota del pavone o del tacchino, detta appunto rosta. Lo scopo era decorativo ma anche funzionale, perché permetteva di dare… Continue reading CHE MERAVIGLIA LE ROSTE NAPOLETANE !

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La fontana del Sebeto a largo Sermoneta (Mergellina)

La scenografica fontana del Sebeto è accolta a largo Sermoneta, con il panorama sul lungomare e sul golfo alle spalle. La fontana, edificata per volere del viceré, conte di Monterey nel 1635, fu progettata da Cosimo Fanzago e realizzata sotto la direzione del figlio Carlo. Fu eretta per celebrare le mitiche acque del fiume Sebeto… Continue reading La fontana del Sebeto a largo Sermoneta (Mergellina)

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Sedotti dalla passione: Zilda a Napoli

 Sedotti dalla passione Zilda a Napoli Lo ami subito anche se non conosci il suo volto… Lo ami subito anche se vedi solo una maglietta ed un nome… Un nome che non ha un significato chiaro, un nome che non definisce, non identifica… E pure vedi le sue immagini apparirti improvvisamente in un vicolo, sopra… Continue reading Sedotti dalla passione: Zilda a Napoli

Luoghi turistici

Castello Aragonese di Baia…

Il Castello Aragonese sorge a Baia, frazione di Bacoli, ed è situato in un’area di notevole importanza strategica, fu eretto su di un promontorio (51 m s.l.m.) naturalmente difeso ad est da un alto dirupo tufaceo a picco sul mare, e ad ovest dalla profonda depressione data dalle caldere di due vulcani chiamati “Fondi di Baia” (facenti parte dei Campi Flegrei); con l’aggiunta di mura fossati e ponti levatoi, il castello risultava praticamente inespugnabile. La sua posizione – dalla quale si dominava tutto il Golfo di Pozzuoli fino a Procida, Ischia e Cuma – consentiva un controllo molto ampio della zona, impedendo tanto l’avvicinamento di flotte nemiche, quanto eventuali sbarchi di truppe che avessero voluto marciare su Napoli con una azione di sorpresa alle spalle.In epoca romana la collina era occupata da un complesso residenziale, forse la “villa di Cesare” (Tacito afferma che la villa di Cesare si trovava su di un’altura dominante il golfo di Baia), i cui resti furono distrutti e talora inglobati nell’attuale fortezza. Strutture superstiti della villa sono visibili intorno ad essa lungo la costa e a terra presso il campo sportivo, mentre altre sono state individuate recentemente e messe in luce nel corso dei lavori di restauro delle parti più alte del castello (torre Cavaliere) e più in basso lungo le sue scarpate a mare, a seguito del loro diserbo.La costruzione del castello fu avviata dagli Aragonesi – insieme a numerose altre fortificazioni nel Regno di Napoli – nel 1495, poco prima dell’invasione dei francesi di re Carlo VIII. Per la progettazione del sistema difensivo e delle singole fortezze, il re Alfonso II d’Aragona si servì della consulenza di Francesco di Giorgio Martini, architetto senese, rinomato per le nuove tecniche e le soluzioni da lui applicate a difese militari.Dopo l’eruzione del Monte Nuovo, nel generale programma di difesa delle coste dalle incursioni saracene e turche, il viceré spagnolo Pedro Álvarez de Toledo avviò una radicale ristrutturazione ed ampliamento del castello (1538-1550), in seguito alle quali esso assunse il suo aspetto attuale, a forma di stella. L’edificio mantenne la sua funzione di fortezza militare nel periodo del vicereame spagnolo (1503-1707), del dominio austriaco (1707-1734), ed infine del regno borbonico (1734-1860).Gravemente danneggiato nella guerra che contrappose gli austriaci ai Borbone (1734), fu restaurato ed ulteriormente fortificato dal re Carlo III di Borbone.Durante la Repubblica Partenopea (1799) una flotta inglese tentò, ma inutilmente, di strapparlo ai francesi ed ai repubblicani napoletani che lo presidiavano.Dopo l’unità d’Italia (1860), per il castello subentrò un periodo di lenta decadenza e di inesorabile abbandono. Considerato, infatti, non più utile a scopi militari, il castello passò nel 1887 sotto l’amministrazione di vari ministeri: prima quello della Marina, poi degli Interni, ed infine della Difesa.Nel 1927 lo Stato ne dispose la concessione – con diritto di godimento perpetuo – al Reale orfanotrofio militare. Per questa nuova destinazione d’uso negli anni 19271930 vi furono eseguiti numerosi lavori di ristrutturazione che inevitabilmente comportarono aggiunte ed alterazioni.

Durante la seconda guerra mondiale il castello fu utilizzato come carcere militare e come soggiorno per prigionieri di guerra.L’orfanotrofio militare rimase fino al 1975, anno in cui l’ente fu sciolto. Passato quindi alla Regione Campania, in occasione del terremoto dell’Irpinia del 1980 il castello venne occupato parzialmente per alcuni anni da famiglie terremotate.Nel 1984 è stato definitivamente consegnato alla Soprintendenza Archeologica di Napoli e Caserta perché diventasse sede del Museo archeologico dei Campi Flegrei.Per la sua posizione centrale relativamente ai principali siti archeologici dei Campi Flegrei (in prossimità delle Terme di Baia e a metà strada fra Cuma e Pozzuoli) visibili dalle terrazze e dai bastioni, il castello di Baia è stato scelto come sede del Museo archeologico dei Campi Flegrei.-Per la sua posizione l’area di Baia fu individuata come luogo ideale per gli otia dell’aristocrazia romana e degli imperatori, che vi costruirono ville sontuose. Oggi il Castello aragonese, sede del Museo Archeologico dei Campi Flegrei, espone documenti eccezionali da Baia, Miseno, Bacoli: l’imponente “Sacello degli Augustali” di Miseno, ricostruito con la sua decorazione architettonica e scultorea; il complesso delle sculture del Ninfeo di Punta Epitaffio, ritrovato nel corso di uno scavo subacqueo.  La raccolta dei “gessi di Baia”, centinaia di frammenti di calchi eseguiti direttamente sulle più celebri sculture greche dell’età classica, e adoperati, tra il I e il Per la sua posizione l’area di Baia fu individuata come luogo ideale per gli otia dell’aristocrazia romana e degli imperatori, che vi costruirono ville sontuose.

1-5 luglio 051

Il Castello aragonese, sede del Museo Archeologico dei Campi Flegrei, espone documenti eccezionali da Baia, Miseno, Bacoli: l’imponente “Sacello degli Augustali” di Miseno, ricostruito con la sua decorazione architettonica e scultorea; il complesso delle sculture del Ninfeo di Punta Epitaffio, ritrovato nel corso di uno scavo subacqueo.  La raccolta dei “gessi di Baia”, centinaia di frammenti di calchi eseguiti direttamente sulle più celebri sculture greche dell’età classica, e adoperati, tra il I e il II secolo d.C., come modelli per la realizzazione di copie marmoree destinate a decorare ville e edifici pubblici. Esso prevede la progressiva esposizione topografica dei più significativi reperti rinvenuti nei siti archeologici dell’area flegrea. Le poche sale finora attivate riguardano: il Sacello degli Augustali di Miseno; i gessi rinvenuti alle terme di Baia; il Ninfeo di Punta Epitaffio a Baia.

 

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La Casina Vanvitelliana sul Lago Fusaro

  La Casina Vanvitelliana un luogo incantevole…. Articolo di Anna Cesarin. La Casina Vanvitelliana è un suggestivo casino di caccia ubicato su un’isoletta del Lago Fusaro, nel comune di Bacoli.A partire dal 1752 l’area del Fusaro, all’epoca scarsamente abitata, divenne la riserva di caccia e pesca dei Borbone, che affidarono a Luigi Vanvitelli le prime… Continue reading La Casina Vanvitelliana sul Lago Fusaro

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La Torre del Palasciano al Moiariello (Capodimonte)

La turrita villa del Palasciano si trova al civico 53 di Salita Moiariello e rappresenta un riferimento ben visibile da molti punti della città, non tanto perché alta quanto perché edificata alla sommità della collina di Miradois. La villa fu realizzata nel secondo ‘800 per Ferdinando Palasciano su di un fondo agricolo a sua volta parte delle “case Cotugno”, proprietà appunto in precedenza del celebre medico Domenico Cotugno. Una struttura risalente al secondo ‘700 fu modificata nel 1868 da A.Cipolla, con un gusto medievale eclettico: la torre si ispira al fiorentino Palazzo della Signoria. In realtà la costruzione comprende vari corpi di fabbrica, piuttosto eterogenei tra loro. Il Palasciano (Capua 1815-1891), chirurgo militare, fu condannato ad un anno di carcere per aver curato i feriti dello schieramento nemico durante i moti del 1848: la dichiarazione sulla vicenda che egli fece ad un convegno internazionale fu poi alla base della Convenzione di Ginevra che dette vita alla Croce Rossa (1864). La villa divenne un centro culturale ed un cippo nel giardino del 1868 ricorda incisi i nomi delle illustri personalità che la frequentarono. Vuole inoltre la leggenda che il Palasciano non abbia mai lasciato la villa e che il suo fantasma si aggiri ancora per il Moiariello. Nell’edificio abitò successivamente l’artista F.Cifariello che nel 1905 fu accusato di un celebre “delitto d’onore” per aver ucciso la moglie in una pensione di Posillipo. Oggi la villa ospita abitazioni private e il B&B Torre di Rò.

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L’acquedotto vanvitelliano di Valle di Maddaloni

L’imponente acquedotto-ponte ideato da Luigi Vanvitelli fu edificato per portare l’acqua dalle sorgenti del Fizzo alla Reggia di Caserta e alle sue grandiose fontane. Mirabile opera tecnica, si trova in località Valle di Maddanoni (Ce)

(Ecco il luogo esatto dell’Aquedotto lungo la Strada Statale 7: https://www.google.it/maps/place/Acquedotto+Carolino/@41.0589515,14.401295,15z/data=!4m2!3m1!1s0x0:0x7d4e93f097e60779)

L’intero Acquedotto Carolino, con i suoi 38 km di percorso e i suoi 67 torrini, è Sito Patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 1997, insieme al Parco Reale di Caserta e al complesso di San Leucio.

Ecco un file PDF scaricabile da Wikipedia: Acquedotto Carolino

Ecco alcuni links (http://www.casertamusica.com/rubriche/speciale/Ponti_della_Valle_Maddaloni_e_Acquedotto_Carolino/Ponti_della_Valle_Maddaloni_Acquedotto_Carolino.asp).

Ecco un bel video (https://www.youtube.com/watch?v=SOX0ChNjxb0).

Luoghi turistici

L’Orto Botanico di Napoli

Il Real Orto Botanico di Napoli si trova in via Foria, tra via Tenore e piazza Carlo III. Appartiene alla Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell’Università Federico II, che qui ospita l’istituto di Botanica, la sezione sperimentale per le piante officinali e il museo di Paleobotanica ed Etnobotanica. Quest’istituzione nacque nel 1807 come Real Orto Botanico (ROB), con decreto di Giuseppe Bonaparte, su terreni appartenuti al vicino convento di S. Maria della Pace e all’ospedale della Cava. Peraltro l’opera era già stata ideata da Ferdinando IV di Borbone ed era stata anche già scelta la sede. Il primo architetto fu G. De Fazio, autore della facciata (uniformata stilisticamente all’Albergo dei Poveri), del viale principale perpendicolare all’ingresso, della “stufa temperata” per le piante esotiche (edificio attualmente denominato Serra Merola), e del viale che porta al cosiddetto castello. La parte inferiore dell’Orto e il completamento della facciata sono opera di G.M. Paoletti.

L’Orto fu inaugurato nel 1811 e sin dalle origini si distinse per la molteplicità delle funzioni e per la diversificazione del patrimonio vegetale. Il primo direttore, o meglio prefetto come veniva e viene tuttora denominato, fu Michele Tenore, medico e botanico cui è intitolata la strada che costeggia l’Orto salendo verso la chiesa di S. Maria degli Angeli alle Croci. Questi, coadiuvato dal capogiardiniere F. Dehnhardt, sviluppò ricerca e didattica, mettendo anche a coltivazione 9000 specie, tra cui piante medicinali ed esotiche. Nel 1818 fu aggiunta la “stufa calda”. Nel 1861 subentrò G. Gasparrini, che risistemò alcune porzioni in cattive condizioni come l’arboreto e l’agrumeto, creò una “valletta” per le piante alpine e costruì una nuova serra riscaldata in sostituzione della cosiddetta stufa calda. Seguirono altri direttori (tra cui F. Delpino) che tuttavia dovettero affrontare molte difficoltà economiche nonché il progetto di edificare di nuove sedi universitarie nell’area dell’Orto. Un parziale rilancio si ebbe con l’arrivo di F. Cavara nel 1906, che fece realizzare un’area per le piante succulente e una per le xerofite, istituì una stazione sperimentale per le piante officinali e diede il via alla costruzione della nuova sede dell’Istituto. L’opera fu continuata nel 1930 da B. Longo ma poi la guerra portò distruzioni e sottrazioni, accogliendo spesso rifugiati; alcune aree vennero messe a coltura a scopo alimentare mentre altre, durante l’Occupazione, furono utilizzate a scopo “militare” (la sede dell’istituto fu utilizzato come caserma, molte aree furono cementificate e usate come parcheggio dei mezzi alleati, fu creato un campo sportivo!). I direttori del dopoguerra cercarono di ripristinare l’Orto, arricchendo le strumentazioni agricole, aggiungendo alla serra riscaldata un corpo avanzato con una grande vasca, trasformando la “valletta” nell’attuale filiceto. Il rilancio definitivo si ebbe con A. Merola a partire dal 1963. L’Orto divenne autonomo, le aree furono ridisposte, le coltivazioni furono arricchite (anche grazie ad alcune spedizioni botaniche guidate dal botanofilo L. Califano) e dotate di supporti didattici, vennero realizzate nuove serre (tra cui l’attuale Serra Califano, un complesso di serre dotato di sistemi di condizionamento termico e di umidificazione, e che ospita diverse collezioni), un impianto di riscaldamento e una rete idrica (fino ad allora l’acqua veniva attinta da un pozzo, raccolta nelle vasche e distribuita manualmente!). Il terremoto del 1980 colpì anche l’Orto, oltre che l’adiacente Albergo dei Poveri, che divenne di nuovo rifugio di senzatetto; gravi danni si ebbero al “castello”. Nel 1981 è subentrato come direttore P. De Luca, cui è toccata l’opera di ricostruzione. Gli edifici sono stati restaurati, la rete idrica è stata estesa all’intera area, nuovi esemplari sono stati acquistati o raccolti in natura. Le attività svolte attualmente dall’Orto riguardano, oltre la coltivazione e la presentazione a fini museologici delle collezioni e lo svolgimento di manifestazioni artistiche e culturali, principalmente la ricerca, la didattica e la conservazione di specie rare o minacciate di estinzione. L’Orto è aperto al pubblico dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 14, previo appuntamento telefonico. L’ingresso è gratuito e per gruppi e scolaresche è possibile ottenere una guida, anch’essa gratuita. La visita è molto gradevole in tutte le stagioni anche se, ovviamente, la primavera è il momento ideale; anche i colori autunnali sono comunque molto affascinanti. Nel periodo primaverile ed estivo l’Orto diventa location per spettacoli teatrali ed eventi per adulti e bambini.

La facciata principale dell’Orto di ampio respiro, in linea con la strada che costeggia per circa 200 m, appare soprelevata rispetto a via Foria di circa 5 m; nel 1870 fu anche presentato un progetto, mai realizzato, per ricavare in questo lungo muro 54 botteghe. Il muro, bugnato, termina in una balaustra in piperno arredata con bellissimi crateri neoclassici in terracotta contenenti piante di Fascicularia pitcairniifolia. Gli altri lati dell’Orto sono delimitati da via M. Tenore, che sale da via Foria, da via Veterinaria, posta dall’altro lato dell’Orto rispetto a via Foria, e dall’Albergo dei Poveri con gli altri edifici posti alle spalle di questo. La costruzione del terrapieno, che isola l’area verde rispetto al caos della zona, fu necessaria per ovviare alla pendenza del suolo. Il lato dell’Orto che dà via Foria e la porzione adiacente degli altri due lati offrono una vista sulla zona adiacente mentre dal resto del perimetro dell’Orto non si riesce a vedere granché. Recentemente restaurata, la facciata è interrotta a metà dall’accesso, mediante due rampe di scale scoperte. Queste conducono al viale principale, disposto perpendicolarmente e intitolato a D. Cirillo, che decorre tra l’Arboreto e l’edificio di Biologia Vegetale (completato nel 1936) e termina nell’area della macchia mediterranea dopo aver incrociato viale Tenore. Un altro viale più lungo e stretto, segue in parallelo via Foria ed è detto terrazza Carolina in onore dalla regina (oggi viale G.A. Pasquale): fino a poco dopo l’Unità quest’ultimo percorso rappresentò un gradevole passeggio (sebbene l’accesso fosse consentito solo nei giorni festivi ed esclusivamente alle persone vestite in maniera “decente”), con la possibilità di assistere anche a parate e altri eventi. L’orto ha un’estensione di 12 ha e ospita e quasi 25.000 esemplari appartenenti a più di 9000 specie vegetali. Comprende 18 aree espositive, 4 serre e le vasche per la coltivazione delle piante idrofite offrono ai visitatori uno spettacolo didattico di grande interesse. Gli esemplari raggruppati secondo criteri sistematici, ecologici ed etnobotanici.

La serra monumentale o serra Merola, inizialmente nota come “stufa temporata”, è una struttura rettangolare in muratura addossata alla parte settentrionale del muro di cinta e posizionata in asse con l’ingresso principale dell’Orto. La sua facciata presenta colonne doriche, separate da sette arcate con portelloni ruotanti; una trabeazione con metope e triglifi sormonta le colonne. Ospita in coltivazione numerose specie tropicali e subtropicali. Davanti a questa serra dei gradoni ospitano la vaseria. Il mangrovieto è stato realizzato all’interno di una nuova serra espositiva posta subito lateralmente alla serra Merola ed è dedicato all’area della laguna di Alvarado, nel Golfo del Messico. In un’ampia vasca sono coltivate le mangrovie ed altre specie acquatiche. Il Castello è una masseria risalente al ‘600, che fu inglobata nell’Orto al momento della fondazione, divenendo la prima sede dell’istituto di botanica per poi divenire sede di attività tecniche e amministrative e del Museo di Paleobotanica ed Etnobotanica. Si tratta di una graziosa struttura quadrangolare con quattro merlate angolari.

Nelle vasche sparse nell’area dell’Orto sono coltivate numerose specie idrofite, cioè che vivono in acqua dolce, distinguibili in quelle che vivono in terreni molto umidi, quelle ancorate al fondo degli specchi d’acqua e quelle galleggianti.

Nei viali dell’Orto si incontrano i busti di Michele Tenore (Napili, 1780-1861, botanico, direttore dell’Orto e autore della monumentale “Flora Napolitana”), Domenico Cirillo (Grumo Nevano 1739-Napoli 1799, medico, entomologo e botanico, tra i protagonisti della Repubblica Napoletana del 1799) e Guglielmo Gasparrini (Castelgrande 1803-Napoli 1866, botanico e micologo, direttore dell’Orto).

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Il molo dell’Immacolatella e l’edificio della Deputazione alla Salute

Il piazzale del molo, dell’Immacolatella Vecchia.è nato dalla parziale colmatura, avvenuta alla fine degli anni ’30 del secolo scorso, dello specchio d’acqua del Molo Grande ma soprattutto del Molo Piccolo o Mandracchio (forse dallo spagnolo mandrache, darsena, ma forse dalle mandrie di animali da macello che vi sbarcavano), utilizzato per le attività commerciali ed il cui bacino interno fu completamente eliminato. Il Mandracchio era collegato al mare attraverso due imboccature scavalcate da ponti su cui correva la Strada Nuova (attuale via Marina). In effetti tutta la zona all’incrocio tra le attuali vie De Gasperi, Colombo (via Marittima fino al 1961) e Nuova Marina prendeva il nome di Mandracchio, così come lo slargo che si trova subito fuori il varco portuale “Immacolatella Vecchia”, con la bella chiesa di S.Maria di Portosalvo, l’obelisco dedicato alla restaurazione borbonica del 1799 e la cinquecentesca fontana della Maruzza. L’area, sede anche del demolito edificio della Dogana vecchia, era indicata come “abbascio Puorto”.

Sul piazzale si nota la settecentesca palazzina rococò dell’Immacolatella o, propriamente, della Deputazione della Salute, voluta da Carlo III con funzioni di governo delle attività portuali, nonché di giustizia e sanità. L’edificio fu progettato dal Vaccaro: di colore rosso pompeiano, di forma originariamente ottagonale, è caratterizzato dalla statua della Vergine (di piccole dimensioni, da cui Immacolatella) che svetta alla sommità, da stucchi e da altre sculture opera di F. Pagano. Attualmente la suggestiva palazzina, che dopo la dismissione negli anni ’70 è stata impiegata come alloggio per i graduati della Marina, non è utilizzata e richiede urgenti restauri (sembrerebbe essere destinata a diventare sede della compagnia di navigazione Tirrenia e non dell’ipotizzato, e ma mai realizzato, museo dell’emigrazione). In questo luogo avvenne nel 1799 l’uccisione da parte dei lazzari dei due fratelli filogiacobini Filomarino. Di qui partiva, fino agli anni ’70 del Novecento, una processione in cui un dipinto dell’Immacolata proveniente dalla chiesa di S.Maria di Portosalvo veniva portato su un barcone a mare. All’esterno dell’edificio due lapidi ricordano i 101 marinai e portuali periti in seguito all’affondamento in porto, da parte dei bombardieri Alleati, dell’incrociatore Attendolo (1942).

Luoghi turistici

Il Pontile Nord di Bagnoli

Al n.6 di via Coroglio si trova il varco che conduce agli ascensori e alle scale per il Pontile Nord (così denominato in passato perché era quello più a nord tra i pontili dell’area industriale, ma che in realtà ha un’esposizione e una direzione ovest sud-ovest). Il pontile, che si protrae in mare per ampia parte… Continue reading Il Pontile Nord di Bagnoli

Luoghi turistici

Il mausoleo romano di via Pigna a Soccavo

Via Pigna, il cui nome deriverebbe da un pino secolare posto sulla strada dei Camaldolilli, si trova insieme alla successiva via Jannelli lungo il percorso della borbonica via Miano-Agnano o via dei Canapi, di fatto la prima “tangenziale” di Napoli. Già a Soccavo, all’altezza del civico 27, si trova scendendo sulla destra un mausoleo romano a… Continue reading Il mausoleo romano di via Pigna a Soccavo