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Gli ultimi giorni di Francesco Caracciolo: cronaca, luoghi e iconografia

Francesco Caracciolo di Brienza fu uno dei personaggi di spicco della Repubblica Napoletana del 1799. Nacque a Napoli il 18 gennaio del 1752 nella casa di famiglia a Mergellina (secondo un’altra fonte la dimora era invece a Santa Lucia). Era il secondogenito di Michele Caracciolo Rossi (creato 1° duca di Brienza da Carlo di Borbone… Continue reading Gli ultimi giorni di Francesco Caracciolo: cronaca, luoghi e iconografia

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Il Liberty che non ti aspetti: villa Cuomo a S.Eframo Vecchio

  Passando distrattamente per vico Sant’Eframo Vecchio, soprattutto quando lo si percorre andando da via Veterinaria proprio in direzione dell’antichissimo complesso religioso di Sant’Eframo che ha dato il nome alla zona, è molto facile non accorgersi di questo gioiellino del Liberty napoletano: villa Cuomo. Sì perché il Liberty, che arrivò in Italia leggermente più tardi… Continue reading Il Liberty che non ti aspetti: villa Cuomo a S.Eframo Vecchio

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Spaccanapoli, quello squarcio attraverso il centro storico di Napoli

Nonostante non esista alcuna strada reale che abbia questo nome, tutti i napoletani, e anche tanti turisti, sanno che esiste Spaccanapoli, un asse stradale dritto e lungo che divide il centro storico in due parti, una nord e una sud. Non sono molti, tuttavia, quelli che ne conoscono esattamente il luogo di partenza e il… Continue reading Spaccanapoli, quello squarcio attraverso il centro storico di Napoli

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La villa di Ferdinando Russo ai Cagnazzi

Ferdinando Russo (1866-1927) nacque e morì a Napoli. Fu giornalista e poeta, autore di numerose macchiette, liriche, opere in prosa e canzoni napoletane (Mamma mia che vuò sapè, Serenata a Pusilleco, Tammurriata Palazzola, etc.). Carattere non facile, ebbe spesso scontri e sollevò critiche. Scomparve improvvisamente nella villa di via Cagnazzi, lasciando sulla scrivania i primi due versi… Continue reading La villa di Ferdinando Russo ai Cagnazzi

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L’Archivio Storico del Banco di Napoli

Breve storia del Banco di Napoli Il “Banco della Pietà” fu fondato a Napoli nel 1539. Era un “monte di pietà” cioè uno degli otto filantropici “banchi pubblici dei luoghi pii” sorti tra ‘500 e ‘600 per concedere prestiti su pegno, senza interessi. Allora come oggi, infatti, l’usura era una piaga diffusissima. Nel 1584 il Banco della Pietà aprì… Continue reading L’Archivio Storico del Banco di Napoli

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Edouard Sain, il pittore dei “caprioti”

Édouard Alexandre Sain è stato un pittore francese che visse e operò a Capri nella seconda metà dell’Ottocento, lasciandoci molte rappresentazioni dei paesaggi e della vita agreste dell’isola. Nato a Cluny nel 1830, compì i propri studi alla Valenciennes Academy e nel 1847 fu ammesso alla Scuola Nazionale Superiore di Belle Arti. Debuttò al Salon de… Continue reading Edouard Sain, il pittore dei “caprioti”

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Il palazzo dei principi di Sannicandro alla Stella

Palazzo Sannicandro si trova in via Stella 120 sulla destra salendo a metà circa di quest’antica strada che risale il pendio naturale del colle di Fonseca (https://www.google.it/maps/place/Via+Stella,+120,+80137+Napoli/@40.8563012,14.2496049,17z/data=!3m1!4b1!4m5!3m4!1s0x133b08689850c683:0xe23b5becf5c02fa!8m2!3d40.8563012!4d14.2517936), nell’area denominata della Stella dal complesso religioso contiguo di Santa Maria della Stella.     La storia Questo palazzo fu edificato alla fine del Cinquecento, su una struttura preesistente… Continue reading Il palazzo dei principi di Sannicandro alla Stella

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Cosimo Fanzago: tra tardomanierismo e barocco, un bergamasco nel viceregno di Napoli

Discendente di un’antica famiglia di cesellatori e fonditori di origine francese, il Cavalier Cosimo Fanzago nacque nel 1591 nella valle Seriana, a Clusone (BG), all’epoca territorio veneziano. Iniziò la sua attività artistica tra Milano e Bergamo ma, alla morte del padre, si sposto a Napoli, allora parte del vicereame spagnolo, dove risiedeva uno zio. Aveva… Continue reading Cosimo Fanzago: tra tardomanierismo e barocco, un bergamasco nel viceregno di Napoli

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La lunga storia della stazione alifana

La rossa palazzina isolata d’angolo sulla sinistra tra piazza Carlo III e via Foria ha un lunga e insospettabile storia. Era infatti il capolinea della ferrovia Alifana, aperta nel 1913 e diretta a Piedimonte Matese (denominato appunto Piedimonte d’Alife fino al 1974). Da questa stazione i due binari si riunivano attraversando Piazza Carlo III centralmente, per… Continue reading La lunga storia della stazione alifana

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Lamont Young, geniale architetto anglo-partenopeo a cavallo tra ‘800 e ‘900

Lamont Young (Napoli 1851 – Napoli 1929) fu un  architetto e urbanista anglo-napoletano di grande inventiva, caratterizzato da uno stile eclettico poliedrico, pseudovittoriano e molto personale. Tra le opere più note il castello Aselmeyer tra corso Vittorio Emanuele e parco Grifeo, villa Ebe a Pizzofalcone e l’attuale Istituto francese Grenoble in via Crispi.          … Continue reading Lamont Young, geniale architetto anglo-partenopeo a cavallo tra ‘800 e ‘900

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CHE MERAVIGLIA LE ROSTE NAPOLETANE !

Le roste, o sovraportoni, sono degli elementi fissi, che chiudono la parte superiore di un portone ponendosi al di sopra dei due battenti e dell’architrave. Il nome deriva dal ventaglio di frasche oppure dalla coda a ruota del pavone o del tacchino, detta appunto rosta. Lo scopo era decorativo ma anche funzionale, perché permetteva di dare… Continue reading CHE MERAVIGLIA LE ROSTE NAPOLETANE !

Palazzi storici di Napoli

Il Palazzo Partanna e la sua storia…

E’ uno dei palazzi storici del centro antico di Napoli già palazzo Coscia su ciò che resta dell’antico casamento Cocozza.Oggi è uno splendido immobile rinnovato egregiamente dall’architetto cavalier aurato Mario Gioffredo (1718-1785) all’epoca appena ventottenne e alla sua prima prova importante.

Con DONATELLA e NUNZIA a Napoli 29 Nov.2015 099

Attualmente e a partire dagli anni Novanta del Novecento, il primo piano del palazzo ospita l’Unione degli Industriali della Provincia di Napoli.
Mentre invece, i locali all’angolo del suo fianco destro, hanno ospitato fino a prima dell’era fascista napoletana, il negozio Knight, che, assieme al negozio Lotto O, al rione Amedeo rappresenta una delle prime soluzioni Liberty per immobili ad uso commerciale.
Gravemente danneggiato dalle bombe del 4 agosto del 1943 l’inizio dei lavori di costruzione è fissata con data sul plinto della colonna di sinistra del portale del palazzo. Anche conosciuto come il palazzo Partanna dal nome della duchessa di Floridia Lucia Migliaccio, vedova Partanna Benedetto Maria Grifeo, nonché moglie morganatica di Ferdinando IV di Borbone che lo donò a quest’ultima nel breve tempo che il Ministero di Guerra e di Marina che dentro ebbe i suoi uffici per dodici anni, fosse trasferito a palazzo San Giacomo in piazza Municipio.
Il Palazzo Partanna chiude il lato occidentale di piazza dei Martiri ad un passo più a sud della scomparsa porta sul limitare di Via Chiaia,una desrizione della sua collocazione la troviamo descritta di seguito: ”Ed ovvero, il manufatto antico si trova in un’area un tempo su di una quota più alta rispetto a quella attuale, da cui si potevano ammirare, con le facciate di palazzo Calabritto molto più contenute le forme, seppur ancor primitive del Lungomare di Via Caracciolo, la Villa Comunale nella versione del Medinacoeli il pendio boscoso alle Mortelle sopra i Quartieri Spagnoli a ridosso dell’antico borgo della Cavallerizza. Fu sede del Ministero di Guerra e di Marina per regio Decreto del 15 aprile del 1812. Esiste un dato incerto che afferma che nella costruzione della nobile residenza fosse coinvolto anche l’architetto Domenico Antonio Vaccaro. E’ più certo invece che la stessa facciata del palazzo abbia subito una sostanziale modifica scenica ottenuta grazie a particolari accorgimenti che il Gioffredo adotterà anche per il vicinissimo palazzo Cavalcanti ed il palazzo Casacalenda in piazza San Domenico Maggiore a Spaccanapoli, oltre a completare il suo capolavoro nel portale di marmo bianco sulla facciata bruna di piperno di palazzo Orsini a via Monteoliveto”.
Successivamente la struttura fu riordinata dall’architetto Antonio Niccolini negli anni in cui il maestro provvedette alla sistemazione della Villa Floridiana al Vomero e il Teatro del Fondo di Separazione, nonché il portico e la facciata del Teatro di San Carlo.-“Le vicende storiche del palazzo iniziano al suo acquisto,quando era conosciuto come il palazzo Cocozza da parte del duca Baldassarre Coscia per conto del cardinal Nicolò suo fratello, riparatosi in città per sfuggire alle turpi storie del patriziato cardinalizio dell’antica Roma. Alla morte del cardinale, il fratello Baldassrre venne in possesso dello stabile nel quale continuerà ad abitarci fino al giorno della sua morte sopraggiunta il 17 agosto del 1779, sepolto nella Cappella dei Nobili dello Spirito Santo. Col figlio Raffaele Coscia inizierà declino del potere di questa nobile famiglia ed i debiti finiranno per prevalere sui crediti, spingendo gli eredi a vendere pezzo dopo pezzo il palazzo, occupandone per sé solo il piano matto un tempo abitato da i servi sull’ala meridionale del palazzo. Nel 1808, il duca Raffaele, uno alla volta cederà tutti e tredici i locali di cui era stata suddivisa l’antica dimora napoletana, assegnati ai suoi maggiori creditori, fino a perdere nel 1811 anche l’appartamentino che occupava con la famiglia.- Interessante allo studio del documento, la scoperta di un condotto sotterraneo si dice per ”per conducere le immondezze al mare” una specie di condotto fognario scavato è presumibile per esser poi lasciato affluire al gran chiavicone uno dei primi nomi dati all’attuale superficie chiamata Chiatamone. La fogna è tutt’ora esistente e sbuca effettivamente a mare all’altezza di piazza Vittoria.”
Oggi il portale dell’ingresso come da disegno fatto su cartone fu sottoscritto dagli architetti Gioffredo, Domenico Dragone e Francesco Antonio Gandolfo.

“Gli architetti, alla maniera del Michelangelo Buonarroti, posero in opera due colonne di marmo di Massa Carrara, ognuna delle due di un solo pezzo unico a Corpo di Vipera, di ordine e capitello ionico e la grossa zoccolatura in pietra dolce tufacea di Pozzuoli e l’architrave col fregio e cornicione. Non esiste più oggi la balaustra sopra il balcone di realizzata da Antonio di Lucca in marmo bianco pur’essa di Carrara ,sostituita da ringhiere di ferro.Giuseppe Scarola decorò a stucco la cappella di palazzo che oggi non esiste più, ammirabile per esservi stato realizzato al suo interno un altare di marmo nero d’Africano Fiorito. Gli appartamenti al piano nobile a cui si accedeva per mezzo di una scala posta ad angolo del palazzo, aveva il soffitto dipinto a guazzo, ritraente il Trionfo di Giuditta eseguita da Antonio e Giovanni Sarnelli 1749. Al termine della sala che può ben dirsi galleria, v’è la saletta pentagonale, forse lo studio del Duca munito di camino e cimasa di marmo con figura in mezzo ritraente L’Inverno. Il secondo piano corrispondente per molta della sua estensione planimetrica al piano inferiore è descritto nelle guide storiche napoletane solo come tutta figurata. I pavimenti di tutti e due i piani erano coperti di riggiole e tutti e due i piani erano collegati tra loro da una scala segreta. Ed ancora entrambe gli appartamenti primo e secondo piano erano serviti da due logge poste a salti di quota differenti tra loro. La loggia più piccola corrispondente al secondo piano del palazzo era utilizzata dalla servitù. I corridoi del palazzo specie quello corrispondente alla linea urbana di vico Alabardieri era impreziosito da bussole finte in corrispondenza di quelle vere, tutte munite di mostre e dietromostre. Tre cucine, due al piano terra con sala in sottosuolo a mo’ di magazzino merci ed una terza nel sottotetto con vasca. Le attuali botteghe che insediano il piano a terra su piazza dei Martiri corrispondono alle scuderie Coscia, grandi abbastanza da farci stare quaranta cavalli, le pagliare e le sellerie ed in posizione decentrata due pozzi per l’approvvigionamento d’acqua.”

Notizie tratte da :http://www.storiacity.it/guide/633-palazzo-partanna-a-napoli.

 

Palazzi storici di Napoli

La grande storia di palazzo Mirelli di Teora

Palazzo Mirelli di Teora (già palazzo Barile di Caivano) si trova al n.66 della Riviera di Chiaia, quasi arrivati alla Torretta. Fu iniziato nel primo ‘600 per volontà del duca di Caivano, segretario del regno, sotto la direzione Cosimo Fanzago, ma rimase incompiuto. Passato ai principi di Teora, fu completato nel 1703 dal Sanfelice che aggiunse in particolare la scala aperta e le decorazioni (ma le belle statue seicentesche erano già andate perdute). Nel 1713 vi morì lo scrittore e filosofo inglese A. Shaftesbury: giunto a Napoli solo due anni prima, volle che il suo cuore fosse seppellito nel giardino del palazzo mentre la sua salma tornò in patria. Successivamente, l’edificio passò all’ambasciatore asburgico, il conte von Kaunitz-Rietberg, il quale affidò a Carlo Vanvitelli il restauro del palazzo in occasione del gran ballo che vi si svolse per festeggiare le nozze tra Ferdinando IV e Maria Carolina nel 1768; nel 1770 vi suonò, probabilmente, Mozart. In seguito l’edificio fu dato in affitto all’ambasciatore del Marocco. Nel 1860, ospite del marchese Nunziante, lo zar Alessandro II sposò qui, in matrimonio morganatico, la cognata del marchese, Luisa Vulcano, principessa di Dolgoronky. Oggi è un palazzo privato, con vari negozi sulla strada, non molto rispettosi peraltro dell’antica storia dell’edificio; fa eccezione “La cantina di Triunfo”. Ospita un B&B. Il portale è sorretto da due colonne provenienti dal tempio di Serapide (Macellum) di Pozzuoli. Al piano nobile vi sono degli ambienti affrescati. Particolare il “portalino” sul lato di via Arco Mirelli, parzialmente interrato per l’aumento di livello della strada. Il palazzo ha dato il nome alla salita dell’Arco Mirelli, proprio perché un tempo c’era un arco che sormontava la via a partire da palazzo Mirelli.

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Il molo dell’Immacolatella e l’edificio della Deputazione alla Salute

Il piazzale del molo, dell’Immacolatella Vecchia.è nato dalla parziale colmatura, avvenuta alla fine degli anni ’30 del secolo scorso, dello specchio d’acqua del Molo Grande ma soprattutto del Molo Piccolo o Mandracchio (forse dallo spagnolo mandrache, darsena, ma forse dalle mandrie di animali da macello che vi sbarcavano), utilizzato per le attività commerciali ed il cui bacino interno fu completamente eliminato. Il Mandracchio era collegato al mare attraverso due imboccature scavalcate da ponti su cui correva la Strada Nuova (attuale via Marina). In effetti tutta la zona all’incrocio tra le attuali vie De Gasperi, Colombo (via Marittima fino al 1961) e Nuova Marina prendeva il nome di Mandracchio, così come lo slargo che si trova subito fuori il varco portuale “Immacolatella Vecchia”, con la bella chiesa di S.Maria di Portosalvo, l’obelisco dedicato alla restaurazione borbonica del 1799 e la cinquecentesca fontana della Maruzza. L’area, sede anche del demolito edificio della Dogana vecchia, era indicata come “abbascio Puorto”.

Sul piazzale si nota la settecentesca palazzina rococò dell’Immacolatella o, propriamente, della Deputazione della Salute, voluta da Carlo III con funzioni di governo delle attività portuali, nonché di giustizia e sanità. L’edificio fu progettato dal Vaccaro: di colore rosso pompeiano, di forma originariamente ottagonale, è caratterizzato dalla statua della Vergine (di piccole dimensioni, da cui Immacolatella) che svetta alla sommità, da stucchi e da altre sculture opera di F. Pagano. Attualmente la suggestiva palazzina, che dopo la dismissione negli anni ’70 è stata impiegata come alloggio per i graduati della Marina, non è utilizzata e richiede urgenti restauri (sembrerebbe essere destinata a diventare sede della compagnia di navigazione Tirrenia e non dell’ipotizzato, e ma mai realizzato, museo dell’emigrazione). In questo luogo avvenne nel 1799 l’uccisione da parte dei lazzari dei due fratelli filogiacobini Filomarino. Di qui partiva, fino agli anni ’70 del Novecento, una processione in cui un dipinto dell’Immacolata proveniente dalla chiesa di S.Maria di Portosalvo veniva portato su un barcone a mare. All’esterno dell’edificio due lapidi ricordano i 101 marinai e portuali periti in seguito all’affondamento in porto, da parte dei bombardieri Alleati, dell’incrociatore Attendolo (1942).

Palazzi storici di Napoli

Palazzo Moscati o dello Spagnuolo

Sito in via dei Vergini, fu costruito nel 1738 per volontà di N. Moscati marchese di Poppano, unificando due lotti adiacenti. Successivamente venne ceduto per debiti ai Mastrilli. Nel 1813 fu acquistato dal madrileno T. Atienza che aggiunse un piano e fece affrescare gli interni dei primi due, dipinti peraltro andati in rovina. L’edificio è passato tra vari proprietari ed ha anche subito i danni dei bombardamenti del ‘43. Oggi è parte del Comune, che dovrebbe ospitarvi il museo-laboratorio di Totò, e parte di privati. Recentemente restaurato, è il capolavoro del Sanfelice. Si caratterizza per la scala aperta a doppia rampa con cinque fornici, che separa l’ampio cortile anteriore dal piccolo cortile posteriore; il giardino postico è andato perso con la realizzazione di via M. Pagano (1870). Si segnalano il portale con decorazioni a volute che si raccordano al balcone del piano nobile, gli stucchi rococò e le lunette decorate su disegno di F. Attanasio con i busti della famiglia.